Leone XIV: “dietro la crisi delle democrazie e l’indebolimento del multilateralismo c’è una crisi antropologica”

“Recuperare un significato autentico di libertà che ci permetta di scoprirne la dimensione relazionale, poiché è proprio in questo ambito che possiamo parlare di realizzazione della persona sia come individuo che come società”. E’ l’imperativo additato dal Papa ai membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, ricevuti oggi in udienza. “Dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo c’è, in realtà, una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore”, l’analisi di Leone XIV sulla scorta della sua prima enciclica: “lungi dalla disperazione, tuttavia, siamo chiamati a fare la nostra parte, ricordando che la civiltà dell’amore non nascerà da un singolo gesto o da un gesto eclatante, ma dalla somma totale di piccoli e costanti atti di fedeltà che servono da baluardo contro la disumanizzazione”. La libertà, ha detto il Pontefice citando Giovanni Paolo II, va vissuta come “dono di sé e apertura verso gli altri”, cioè al servizio dell’amore. Al contrario, ”quando la libertà è resa assoluta in modo individualistico, si svuota del suo contenuto originario e il suo stesso significato e la sua dignità vengono contraddetti”. Di qui l’attualità della visione agostiniana delle “due città”, che “continuano a caratterizzare non solo il cuore umano, ma anche le civiltà che creiamo”: “La Città dell’Uomo, costruita sull’orgoglio e sull’amor proprio, è segnata da un individualismo egoistico. La Città di Dio, costruita sull’amore di Dio fino all’abnegazione e sulla coltivazione delle relazioni, è ciò che rende veramente possibile costruire una civiltà dell’amore”.

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