Leone XIV: “non possiamo affrontare la questione della salute mentale eslusivamente da un punto di vista clinico”

“Siamo un desiderio, non un algoritmo”. A ribadirlo è stato il Papa, nel discorso in spagnolo rivolto ai partecipanti all’Incontro OEI – Santa Sede “Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale. Salute mentale, tecnologie digitali ed educazione”, organizzato in Vaticano dal 29 al 30 maggio 2026 dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dall’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ricevuti oggi ni udienza. “Quando gli esseri umani vengono ridotti a mera performance, consumo o statistica, inevitabilmente ne consegue una profonda sofferenza interiore”, l’analisi di Leone XIV, secondo il quale “molti giovani oggi vivono sotto il giogo delle aspettative e della performance, immersi in una competitività esasperata che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento”. “Non possiamo affrontare la questione della salute mentale esclusivamente da un punto di vista clinico o tecnico”, il monito del Papa: “Indubbiamente, il contributo della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze è indispensabile. Ma crediamo anche che gli esseri umani possano vivere autenticamente – e superare tante fragilità interiori – all’interno di un orizzonte di significato. Quando questo orizzonte si oscura, aumentano il vuoto interiore, l’isolamento e la disperazione. Quando, al contrario, una persona scopre che la propria vita ha valore, che è amata, attesa e chiamata a uno scopo nel mondo, allora nasce la speranza. E la speranza non è un’ingenua illusione: è una forza spirituale che sostiene la vita, anche nei momenti più difficili”.

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