Diocesi: mons. Cannistrà (Pisa), “il coinvolgimento dei laici nel governo della Chiesa continua ad essere difficile. Il cambiamento richiede una lunga serie di piccoli passi”

(Foto Gerardo Teta per Toscana Oggi)

“Il laicato costituisce il 99,9% della Chiesa cattolica, ma se guardiamo a ciò che oggi è la sua governance la percentuale è rovesciata: lo 0,1% della Chiesa, preti e religiosi, detiene il 100% del potere. Nonostante il Concilio, nonostante il Sinodo, il coinvolgimento dei laici nel governo della Chiesa continua ad essere difficile. Credo che molti di noi sentono la necessità di una diversa strutturazione dei ruoli, ma si tratta di un cambiamento di impostazione e di mentalità che richiede una lunga serie di piccoli passi. Nella nostra diocesi si è lavorato per la formazione dei laici, ci stiamo impegnando per la costituzione dei consigli pastorali a livello parrocchiale e vicariale, ma il cammino da percorrere è ancora lungo, soprattutto perché non si può percorrerlo solo ‘a trazione clericale’: bisogna che inizi a procedere anche ‘a trazione laicale’.” Lo ha detto l’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà, ieri ospite dell’ultimo incontro stagionale de “I Thè di Toscana Oggi” a Pisa.
Il presule ha riletto il suo primo anno da vescovo (era stato ordinato e si era insediato nella diocesi di Pisa l’11 maggio 2025): “Da religioso – ha confidato ai numerosi lettori del settimanale convenuti nella sala delle lauree del palazzo arcivescovile per il tradizionale appuntamento culturale – vivevo una vita regolare e ritirata, scandita dagli orari di preghiera della comunità. Attualmente vivo una vita con un ritmo incalzante di incontri, riunioni e celebrazioni. Ho dovuto far fronte a questo cambiamento di stile di vita, cercando di preservare tempi di preghiera, inevitabilmente più ridotti, e tempi di riflessione e studio. Anche il rapporto con il mondo si è ampliato a dismisura. Da un circolo piuttosto ristretto di relazioni interne alla comunità, in particolare con i giovani in formazione, e con un po’ di fedeli della parrocchia in cui vivevo, sono passato al popolo di una diocesi, con tutte le sue diversità, complessità e ricchezze. Altro cambiamento: il passaggio dalla vita religiosa alla vita diocesana. Un religioso che diventa vescovo deve imparare la mentalità, le problematiche, le aspettative e le fatiche dei preti, che non coincidono esattamente con quelle dei religiosi. Ci sono indubbiamente dei vantaggi in questa condizione di outsider, perché alcune cose si vedono meglio dall’esterno, ma c’è comunque un di più di lavoro di adattamento da realizzare, una sorta di gap da recuperare”.

Ad inizio incontro, presentato da Andrea Bernardini (Toscana Oggi) e Carina Cherubini (Radio Incontro) ed animato dalla vignetta live di Tartitarta, Lorella Pellis – responsabile delle pagine culturali di Toscana Oggi – ha ricostruito la storia dei “Thè di Toscana Oggi” avviati a Firenze e poi diffusisi a Prato, a Pisa e in altre diocesi. Hanno prestato servizio ai tavoli alcuni studenti dell’istituto alberghiero seguiti dagli operatori dell’Associazione pisana persone down. Sullo sfondo dell’intervistato, centinaia di immagini scattate da Gabriele Ranieri e Gerardo Teta capaci di raccontare il primo anno di padre Saverio vescovo e la storia dei Thè a Pisa.

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