Angola: l’impegno della Chiesa. 477 progetti per oltre 52 milioni di euro grazie ai fondi 8xmille

Complessivamente, il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, ha sostenuto in tutte le diocesi dell’Angola 477 progetti per oltre 52 milioni di euro grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica. Si tratta di interventi di alfabetizzazione, scuole, ambulatori, formazione professionale, agricoltura sostenibile, e progetti per profughi e rimpatriati, oltre che centri di accoglienza per ragazzi e ragazze di strada e per il reinserimento di ex militari della guerriglia.

Photo: Nelson João/NCA

“Il vostro aiuto va a beneficio di migliaia di fratelli e sorelle e arriva fino a questa diocesi all’estremità dell’Angola. I bambini, le bambine vulnerabili, gli adulti, le donne che non sanno leggere e scrivere, i lebbrosi, coloro che sono esclusi dallo sviluppo continuano a confidare nella vostra solidarietà”. Sono parole di mons. Martin Lasarte, vescovo di Lwena, diocesi che si estende su oltre 223 mila chilometri quadrati, la più grande dell’Africa subsahariana, con 500 villaggi e una presenza cattolica tra le più basse del Paese. L’istruzione resta una priorità assoluta, ci sono 200.000 bambini e adolescenti che non frequentano la scuola. La diocesi gestisce 22 scuole che accolgono almeno 20 mila studenti e promuove programmi di alfabetizzazione per circa 8 mila giovani e adulti, anche grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana con il progetto “Katuka Wende” (“alzati e cammina”).
Complessivamente, il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, ha sostenuto in tutte le Diocesi dell’Angola 477 progetti per oltre 52 milioni di euro grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica. Si tratta di interventi di alfabetizzazione, scuole, ambulatori, formazione professionale, agricoltura sostenibile, e progetti per profughi e rimpatriati, oltre che centri di accoglienza per ragazzi e ragazze di strada e per il reinserimento di ex militari della guerriglia.
Un impegno che vede missionari e missionarie in prima fila, accanto a realtà e comunità locali. Come avviene ad esempio nelle diocesi di Luanda, Lwena, Benguela e Cabinda dove il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) insieme ai Salesiani di don Bosco porta avanti azioni integrate di protezione e promozione dei giovani che spesso vivevano in strada. Grazie anche ai fondi 8xmille complessivamente, nell’arco del progetto, sono stati aiutati già circa 600 minori ospitati nei Centri della rete di protezione salesiana Lares Dom Bosco.
“La rete – racconta Joana – mi ha dato la forza per andare avanti, mi ha permesso di valorizzarmi e sapere che non sono sola, mi ha dato una famiglia e un luogo dove mi sento sicura e ascoltata. Ora so che molte donne che come me si prostituivano qui possono trovare un’alternativa concreta per cambiare la loro vita”. Ci sono poi tra gli altri i Dehoniani, presenti nel Paese da oltre 20 anni. “All’inizio – spiega padre David – mancavano acqua potabile, opportunità di lavoro e servizi essenziali”. A Luau, al confine con la Repubblica Democratica del Congo, l’attività della congregazione ha avuto da subito una marcata dimensione sociale. “L’iniziativa però con gli effetti più duraturi – sottolinea padre David – rimane quella delle scuole, che oggi accolgono circa 700 studenti, garantendo l’accesso all’istruzione a numerosi giovani”. La missione delle Suore del Buon Pastore in Angola ha radici ancora più lontane. È stata fondata nel 1961 e già durante il lungo periodo della guerra civile, conclusasi nel 2002, le Suore erano presenti a Kikolo, una delle periferie degradate della capitale Luanda, nei villaggi isolati del nord del paese e nelle città di Camabatela, Uíge e Samba Cajù, oltre che nel sud, a Lubango. Un impegno si è rivolto fin dall’inizio con particolare attenzione alle donne e alle madri sole. Ma anche ai giovani come César. “Tre anni fa – racconta – vagabondavo per le strade di Luanda. Non avevo un lavoro, non avevo prospettive, non vedevo un futuro per me. Le mie giornate passavano senza una direzione, e ogni giorno sembrava uguale al precedente”. Poi è entrato nel progetto formativo di impresa sociale agricola Kyma Kyetu, “il nostro prodotto”, portato avanti dalle Suore del Buon Pastore con la Good Shepherd International Foundation. “È stata la svolta della mia vita. Ho iniziato a credere di nuovo in me stesso, a imparare, a costruire qualcosa di concreto. Oggi ho una mia attività: ho comprato una moto a tre ruote e lavoro come tassista. I primi guadagni li ho investiti in una motozappa e ora coltivo il mio terreno. Posso dire con orgoglio che mi sono costruito una vita. Non è stato facile, ma adesso ho una stabilità e soprattutto una speranza per il futuro”.

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