Lavoro povero e disuguaglianze sociali, diritto alla casa e diritto al cibo, nuove sfide del digitale e intelligenza artificiale, dialogo con le istituzioni, animazione delle comunità. Sullo sfondo e trasversale ai vari temi c’è l’azione di advocacy a favore dei poveri nei diversi ambiti della vita sociale: dall’economia al lavoro, dalla politica alla cultura, fino alle relazioni internazionali. Se ne sta parlando durante la seconda giornata di lavori del 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Is 1,17). Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano” in corso dal 16 al 19 aprile alla Fraterna Domus di Sacrofano (Roma). Sono circa 600 i delegati, rappresentanti delle 218 Caritas diocesane di tutta Italia.
“Lasciarsi interrogare dalla storia”. In un tempo segnato da “una terza guerra mondiale a pezzi” e da un vero e proprio “cambio d’epoca” bisogna “lasciarsi interrogare dalla storia”, ha detto mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas italiana, aprendo ieri pomeriggio i lavori del convegno. Al centro del suo intervento il tema dell’advocacy, “nuova forma di profezia della carità”, che richiede tre condizioni: “che i poveri possano parlare ed essere ascoltati, che ci siano istituzioni disponibili all’ascolto e che si costruisca una condivisione di valori”. Mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha definito la Caritas “il volto materno e paterno della Chiesa”, luogo in cui ogni persona può sentirsi guardata e riconosciuta. La cura nasce da uno sguardo capace di andare in profondità:
“Non ci sono solo bisogni da risolvere, ma sofferenze da condividere”.
Uno sguardo internazionale è arrivato con il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaatar in Mongolia, che ha raccontato la forza della carità in una Chiesa di minoranza. Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha offerto invece una riflessione sul tema del linguaggio e dello sguardo, sottolineando la responsabilità di “raccontare l’uomo per promuovere l’umano” in un tempo segnato da “frammentazione e polarizzazione”.
Lavoro, disuguaglianze sociali e “policrisi”. La giornata di oggi ha avuto al centro il tema del lavoro e delle disuguaglianze con l’economista Elsa Fornero, già ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che ha evidenziato come il lavoro povero e la precarietà mettano in discussione il principio di una Repubblica fondata sul lavoro. Fornero ha invitato a
“superare visioni escludenti e stereotipi, promuovendo un modello inclusivo che tenga insieme giovani, donne e lavoratori più anziani”
e ad “investire su welfare, istruzione e politiche attive del lavoro”. La giurista Marta Cartabia, già ministro della Giustizia e presidente della Corte costituzionale, ha richiamato il valore del personalismo presente nella Costituzione italiana, che pone al centro una persona intesa come “io in relazione”. La politologa e saggista Chiara Tintori, ha offerto invece una lettura del contesto contemporaneo. “Viviamo una ‘policrisi’ – ha affermato –, una sovrapposizione di crisi globali che mettono in discussione certezze e prospettive future. In questo scenario, è fondamentale recuperare un metodo capace di leggere la realtà nella sua complessità, evitando semplificazioni e contrapposizioni”.
Come conciliare transizione ecologica e cura dei poveri? “La transizione ecologica rischia di escludere i più vulnerabili”, ha spiegato al Sir Fabrizio Cavalletti, di Caritas italiana, che ha guidato una delle quattro assemblee tematiche del pomeriggio su giustizia climatica e guarigione del Creato: “I più vulnerabili sono, da un lato, le principali vittime del cambiamento climatico, di cui subiscono gli effetti senza esserne responsabili. Le comunità del Sud del mondo sono quelle che ne risentono maggiormente. D’altro canto, sono proprio i più vulnerabili che, con maggiore difficoltà, riescono a rimanere all’interno di un processo di transizione ecologica, perché dispongono di minori risorse e, di conseguenza, rischiano di esserne esclusi o di non riuscire a diventare autosufficienti”. Dall’assemblea usciranno proposte per conciliare cambiamento climatico e transizione ecologica alla cura dei poveri.
“Abitare il digitale” è stato invece il tema di una assemblea dedicata a social media, Intelligenza artificiale e accesso alle nuove tecnologie da parte dei più fragili. “È importante considerare chi riesce ad accedere agli strumenti e alle opportunità che offre lo spazio digitale e i rischi che può generare — ha precisato al Sir Rocco Pezzullo, di Caritas italiana -, ma anche chi ne resta escluso. L’assenza di accesso alle risorse digitali rappresenta oggi una forma di povertà sempre più evidente, molto più di quanto non fosse anche solo dieci anni fa.
Il diritto alla casa. “Uno dei problemi più pressanti in Italia è il diritto alla casa e l’aumento del fabbisogno abitativo”, ha detto Caterina Boca, di Caritas italiana, introducendo il tema. Barbara Acreman, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha illustrato il Piano casa governativo, rivolto “a diverse categorie di persone (anziani, persone con disabilità, donne vittime di violenza)”, sottolineando l’importanza di un “partenariato tra pubblico e privato”.
La Campagna “Good Food 4 All”. Durante il convegno è stata presentata anche la campagna europea “Good Food 4 All” che ha l’obiettivo di raccogliere un milione di firme in almeno sette Paesi europei per chiedere alla Commissione europea il riconoscimento del diritto al cibo all’interno del quadro giuridico e delle politiche comunitarie. “Il cibo – ha spiegato Massimo Pallottino, di Caritas Italiana – non può essere ridotto a merce soggetta a speculazione, ma è relazione, dignità e vita”.

