Nelle settimane in cui i negoziati si sciolgono come neve al sole e nel mondo s’appiccano i fuochi di nuovi conflitti (con un presidente americano che vuole tarpare le ali alle colombe della pace) può sembrare riduttivo mettersi a discutere di emergenza climatica e di conversione ecologica. Ne sono consapevoli i 70 colleghi delle testate diocesane che dal 16 al 18 aprile accogliamo per la prima volta a Trento – città del Concilio, di Alcide De Gasperi e di Chiara Lubich – per il convegno Fisc, offrendo loro un tempo di riposo e di ricarica. Sanno bene però che mettere “il pianeta in prima pagina” significa oggi sporcarsi le mani di petrolio, perché nel nostro mondo “tutto interconnesso” l’ambiente è diventato sia arma che bottino per troppi governanti bellicisti. “La follia della guerra abbia termine – ha invocato Leone XIV sabato 11 aprile nella sua riflessione per la pace in San Pietro – e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita”.
Nell’enciclica Laudato Si’, che nel maggio di 11 anni fa risuonò come appello ecumenico e interreligioso alla cura della casa comune, erano già documentati i danni con i quali le tensioni internazionali potevano aggravare la crisi ambientale in atto (si pensi all’aumento del riscaldamento). E lo dimostra ogni dopoguerra, ogni migrazione forzata, ogni perdita di materie prime. Tanto che una immensa distesa polare di ghiaccio brucia ormai come terra di conquista, mentre la deforestazione pianificata è perpetrata come strategia dai nuovi colonizzatori.
Si sporcano (o si spengono) le ultime sorgenti. Soffre il pianeta insieme ai suoi popoli e questa “ guerra globale” – i cui sviluppi non ipotizzavamo anche solo otto mesi fa, quando abbiamo scelto nella Commissione cultura della Fisc l’emergenza ambientale come tema del convegno nazionale – sembra raffreddare gli entusiasmi accesi dalla lettera di Bergoglio ispirata a San Francesco. Nel convegno di Trento ne prendiamo atto per rilanciare l’attenzione concreta delle comunità ecclesiali; per loro e con loro vogliamo rimanere vigili “sentinelle del Creato”, con lo sguardo sotto il campanile, ma anche agli orizzonti planetari.
Registreremo anche i passi in avanti compiuti, a partire dai presìdi locali del Movimento Laudato si’. E “strilleremo” in copertina le buone prassi che anche papa Francesco aveva indicato nel 2023 nella “Laudate Dominum”, la sua esortazione di completamento. “Non reagiamo abbastanza – era stato allora il suo allarme rinnovato – poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura”.
Nel dicembre scorso l’appuntamento della Cop 30 di Belèm, in una simbolica Amazzonia brasiliana, non ha certo soddisfatto le attese, ma ha indicato qualche motivo di fiducia. Che passa attraverso la diffusione capillare delle azioni locali di conversione ecologica, dall’attivismo giovanile in campo ambientale, da scelte produttive (come le Comunità energetiche), finanziarie e politiche che consentano di raggiungere prima possibili gli obiettivi del Millennio. C’è da contrastare una propaganda negazionista, un’indifferenza rassegnata, una cinica tecnocrazia.
Tocca anche a noi “Dare corpo alla Laudato si’” per dirla col titolo di una ricerca curata dagli amici dell’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), sia con la carta che nel web, rafforzando le sinergie dentro la Federazione e dentro la comunicazione ecclesiale. Una sfida esaltante, perché come “cronisti del clima” abbiamo davanti agli occhi non uno schema rigido, ma una pagina delicata e cangiante – come Lorena Martinello ha raffigurato il Creato nel logo del convegno – che sa regalare fioriture, raggi e zampilli, in grado di stupirci come ogni dono di Dio.
(*) direttore di “Vita trentina”

