“Don Primo oggi: un cristianesimo ancora attuale?”: è il titolo del convegno che si svolgerà sabato 11 aprile a Bozzolo (Mantova), presso la sala civica di piazza Europa, dalle 10 alle 13, promosso dalla Fondazione Don Primo Mazzolari Ets. Sono previsti interventi di Paolo Corsini, presidente dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri; Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea nell’Università di Torino; Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari. Il convegno sarà introdotto e moderato da Fabio Pizzul, presidente della Fondazione Ambrosianeum di Milano, e sarà concluso da Matteo Truffelli, presidente della Fondazione Mazzolari. Domenica 12 aprile, invece, alle ore 17.00, presso la chiesa parrocchiale di San Pietro di Bozzolo, si celebrerà una messa in memoria del prete lombardo, presieduta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, e concelebrata dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.
Il weekend mazzolariano sarà anche occasione per l’uscita del nuovo numero della rivista storica “Impegno”, pubblicata dalla Fondazione. L’editoriale è firmato da Matteo Truffelli e si intitola “L’equilibrio della prepotenza. Il tormento di Mazzolari per la pace crocefissa”. La riflessione verte su conflitti, pace, geopolitica. Fra l’altro vi si legge: “La sensazione è che oggi i rapporti tra gli Stati, e in particolare tra le principali potenze del mondo, siano regolati da una sorta di equilibrio della prepotenza”. “Abbandonato come un ferro vecchio ogni riferimento al rispetto del diritto internazionale, lasciata da parte anche la minima apparenza di forma e di diplomazia, rifiutato come segno di debolezza il più banale rispetto delle regole di comportamento, coloro che guidano le più importanti potenze del mondo si comportano come bulli. Fanno ricorso alla forza in maniera spregiudicata, ne fanno quasi sfoggio”.
“Non possiamo non avvertire – sottolinea Truffelli – lo stesso tormento che visse Mazzolari nel secondo dopoguerra. Don Primo non era un ingenuo, né un idealista privo di senso della realtà. Non nascondeva a sé stesso, e neppure ai propri lettori, che ‘chi ha la responsabilità del Paese, anche se cristiano, appunto perché cristiano, deve prevedere per provvedere, anche se il provvedere può sembrare un prepararsi all’eventualità del conflitto’”. Qui l’autore cita un articolo di Mazzolari emblematicamente intitolato “Pace crocefissa”, da cui emergono “parole di crudo pragmatismo, pronunciate da un uomo di forti ideali come don Primo di fronte la durezza della guerra fredda. Eppure, fu proprio il suo realismo, il senso concreto delle cose e la conoscenza dell’umano che lo caratterizzavano a generare dentro di lui dei dubbi”. Mazzolari scriveva: “È stolto e criminale il riarmo in sé stesso, per voglia di imporre un proprio ordine con la forza: ma mettere il catenaccio alla propria porta di casa, non è un gesto stolto e neanche il prepararsi a difendere la nostra casa e le cose più care di essa. C’è però il pericolo che una volta garantita la casa, poiché il riarmo sfibra economicamente ed esalta nazionalisticamente, anche al cosiddetto ‘galantuomo’, che la guerra non la vuole sul serio e vi si prepara solo per non volerla e per toglierne agli altri la voglia, capiti di volere ciò che prima non voleva”, ovvero la guerra stessa. Truffelli conclude: “Timori che, di fronte al modo di comportarsi dei leaders politici di oggi, non solo delle grandi potenze, non possono che lasciarci sgomenti”.