Un nuovo rapporto documentato dall’avvocata e attivista Martha Patricia Molina conferma l’entità delle restrizioni imposte alla Chiesa cattolica in Nicaragua, dove migliaia di espressioni di fede popolare continuano a essere limitate dalle autorità. Secondo il resoconto, “un totale di 6.135 processioni sono state proibite nella Quaresima del 2026”, portando a 28.904 la cifra delle processioni e degli atti di pietà popolare vietati dal 2019. Il documento avverte che queste misure non colpiscono solo le attività di massa, ma anche pratiche tradizionali profondamente radicate nelle comunità.
In un’intervista con il sito indipendente 100% Noticias, Molina ha spiegato che le proibizioni contro la Chiesa cattolica sono diventate più evidenti da quattro anni a questa parte. Il rapporto, pubblicato martedì 7 aprile, precisa che i divieti sono eseguiti direttamente dalla Polizia Nazionale: “Si presenta il capo della polizia o i suoi subordinati per dire al sacerdote che le attività religiose sono proibite e che devono essere tutte realizzate all’interno del tempio”, si legge nel testo, evidenziando un modello sistematico di controllo sull’attività religiosa, un meccanismo di sorveglianza che include canali digitali. “La comunicazione – sottolinea, infatti, Molina – può avvenire anche tramite una chat su Whatsapp. Ogni sacerdote ha un contatto della polizia che è incaricato di effettuare la sorveglianza e richiedere le informazioni”. Secondo il documento, durante la Quaresima e il Triduo pasquale ogni parrocchia realizza circa 15 processioni, molte delle quali sono state sospese o limitate. Il controllo si estende persino alla pianificazione delle celebrazioni. “I membri della polizia sono arrivati a richiedere a diverse parrocchie il programma della Settimana Santa e hanno anche ordinato loro di scrivere una lettera al capo della polizia per chiedere l’autorizzazione”, indica il rapporto.