Usa-Israele-Iran: Nrc, “il cessate il fuoco deve reggere e includere il Libano”. Aiuti umanitari gravemente insufficienti

Il cessate il fuoco di due settimane annunciato in Iran rappresenta “un sollievo per i civili in Iran, nel Golfo e nell’intera regione dopo oltre cinque settimane di violenze”, ma non può trasformarsi in “una breve finestra di speranza prima di una nuova escalation”. Lo afferma Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council (Nrc), commentando l’intesa annunciata nelle scorse ore. “Questo cessate il fuoco – sottolinea – deve reggere e andare oltre le due settimane previste. Tutte le parti devono impegnarsi a porre fine alle ostilità in tutta la regione”. Secondo Egeland, inoltre, la tregua “deve includere anche il Libano”, come annunciato dal Governo del Pakistan. “Nell’ultima ora Israele ha lanciato la più vasta e violenta ondata di raid aerei su Beirut, il Sud e la Bekaa. I nostri operatori riferiscono scene sconvolgenti, con distruzioni enormi e numerose vittime”. “Israele e Hezbollah devono impegnarsi a fermare gli attacchi – prosegue Egeland – e Israele deve ritirarsi dai villaggi e dai territori libanesi che attualmente occupa”. Il segretario generale di Nrc riferisce che molte famiglie, informate della tregua, erano pronte a lasciare i rifugi collettivi e a rientrare a casa, “ma le loro speranze sono state infrante dalla ripresa degli attacchi nel Sud”. Un cessate il fuoco che escluda il Libano, avverte, “rischia di alimentare una nuova escalation e di minare qualsiasi prospettiva di stabilità”. Sul fronte umanitario, Egeland spiega che in Iran l’organizzazione sta cercando di rafforzare con urgenza gli aiuti salvavita per le famiglie colpite dal conflitto. “Insieme ai partner locali abbiamo la capacità di sostenere milioni di iraniani sfollati e rifugiati afghani, fornendo assistenza in denaro, acqua e servizi igienici, alloggi di emergenza, istruzione e supporto psicosociale per donne e bambini”. Tuttavia, denuncia Egeland, “in un mondo che trova miliardi per fare la guerra non siamo riusciti nemmeno a raccogliere i 6 milioni di dollari necessari per l’assistenza d’emergenza a 50mila persone in Iran che hanno perso tutto”. Finora sono stati ricevuti solo 2 milioni di dollari e i fondi si esauriranno a maggio. “Solo Norvegia e Svezia – aggiunge – hanno risposto con i finanziamenti necessari”. Anche l’appello umanitario complessivo per l’Iran resta fortemente sottofinanziato, con “solo un dollaro su venti” effettivamente erogato. Una situazione analoga, conclude Egeland, si registra in Libano, dove è arrivato “meno di un terzo dei fondi richiesti”.

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