“O terra amata che conosci il sudore, le sofferenze e le lacrime della nostra gente; o terra bagnata dal sangue di non pochi tuoi figli, ed ora, da ultimo – che sia veramente l’ultimo – dal sangue di un tuo figlio ministro di Cristo e della Chiesa, spezza la spirale di follia omicida, ricrea spazi di serenità e di fiducia per i tuoi giovani, rifiorisci in messe abbondante di giustizia e di pace… Nessuno in mezzo a te tradisca mai più questa speranza”. Stamattina il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, nell’omelia della messa celebrata nella parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe in occasione del 32° anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana, ha voluto richiamare le parole che, il 19 aprile 1994, nella celebrazione del trigesimo, il vescovo Lorenzo Chiarinelli e i sacerdoti della diocesi di Aversa rivolsero all’intera popolazione.
Facendo riferimento alla Lettera ai Romani dell’Apostolo Paolo, il vescovo di Aversa ha detto: “Mi piace pensare anche a don Peppe Diana con le stesse parole di San Paolo: ‘Il giusto per fede vivrà’ (Rm 1,17). Certo, come ho sentito narrare da tanti, con tutta la forza e l’impeto di un carattere generoso e vivace ma disponibile ed attento, soprattutto capace di ‘conversione’ e di parlare a tutti chiedendo di agire insieme per cambiare il sistema di peccato che opprime la società degli uomini”.
“Vivere per fede, come dice l’Apostolo Paolo – ha aggiunto -, è non confidare in altro che nella verità della presenza di Dio, è affidarsi alla provvidenza del Signore, è abbandonare la via dei soli calcoli di interessi, è sentire di abitare più in alto, di vivere sicuri nella carità di Cristo Signore; è riconoscere che un sistema basato sullo sfruttamento delle risorse e delle opportunità di tutti gli altri è davvero una via di morte. Vivere per fede è affidarsi al Signore della vita, è imparare da Cristo e vivere con Cristo Gesù la vita come un dono di bene, è cercare il giusto solo perché giusto”.
Mons. Spinillo ha concluso ricordando l’impegno della Chiesa diocesana “a raccogliere da tutta la vita e dalla morte cruenta di don Peppe Diana la testimonianza della sua speranza, del suo ‘vivere per la fede’, della sua ansia, a volte, o più spesso anche tumultuosa, di essere sacerdote con Cristo, a servizio della Chiesa e della vita dei fratelli”. Per questo, la diocesi di Aversa, con l’associazione “Familiari ed amici di Don Peppe Diana”, “ha avviato l’iter utile ad iniziare un’inchiesta diocesana che, ci auguriamo, possa darci un’efficace possibilità di conoscere l’intensa spiritualità che ha animato la vita sacerdotale del nostro confratello e la testimonianza finale di fedeltà alla sua vocazione a seguire e ad essere con Cristo, partecipe della sua carità”.