Don Peppe Diana: mons. Spinillo (Aversa), “ciò che causa guerre e distruzioni è ciò che il 19 marzo 1994 insanguinò anche il pavimento di questa chiesa”

“A trentadue anni da quella terribile mattina del 19 marzo 1994, ci ritroviamo raccolti nella chiesa in cui avvenne il tremendo atto omicida che colpì a morte il sacerdote don Peppe Diana. Il ritrovarci ogni anno intorno a questo altare, alla stessa ora in cui la gelida, indecifrabile prepotenza di un uomo puntò un’arma contro il nostro fratello e sparò una mortale successione di colpi, non è una semplice cerimonia commemorativa, ma è il segno della nostra convinta adesione alla vocazione, all’invito ad essere, insieme, i membri di un popolo nuovo, di un’umanità nuova che guarda con tutta la propria speranza a Cristo Signore”. Lo ha detto, stamattina, il vescovo di Aversa, mons. Angelo Spinillo, nell’omelia della messa celebrata stamattina nella parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe in occasione del 32° anniversario dell’omicidio di don Peppe Diana. Cristo, ha proseguito il presule, “è Lui l’uomo nuovo, l’uomo che testimonia ed annuncia un nuovo rapporto con la vita, l’uomo nuovo che ci chiama a liberarci dalla tentazione di essere predatori violenti ed egoisti, per condividere con Lui la vita di figli che partecipano all’amore del Padre e, perciò, amano ogni vita, ogni altra presenza di vita nel creato”.
Il vescovo ha allargato lo sguardo alla situazione internazionale: “In un momento della storia del mondo nel quale si ripresentano e si ripetono terribili e distruttive prospettive di guerra, noi siamo qui, ancora questa mattina, ad accogliere l’invito del Signore ad essere umanità nuova, ad essere quei ‘beati… poveri in spirito… miti… che hanno fame e sete di giustizia… misericordiosi… puri di cuore… operatori di pace… perseguitati per la giustizia’, come dice il Vangelo di Matteo (Mt 5, 3-10)”. Mons. Spinillo ha precisato: “Questo parlare della guerra, anzi delle guerre presenti nel mondo, non è una digressione, non è un pensiero che ci allontana dalla nostra realtà. Al contrario è il riconoscere che ciò che causa tante terribili guerre e distruzioni nel mondo è ciò che si realizza spesso anche nel più piccolo ambito del nostro vivere quotidiano, in questa nostra terra. È ciò che, nel corso degli anni troppe volte ha sparso sangue sulle strade e nelle case dei nostri paesi, è ciò che il 19 marzo 1994 insanguinò anche il pavimento di questa chiesa chiamando il sacerdote don Peppe Diana al sacrificio di fedeltà al suo sacerdozio. È ciò che temiamo possa ripresentarsi e, forse, già intravediamo nel risorgere di forme di intimidazione e di prepotenze, di illegalità e di abusi. È ciò che ancora ci preoccupa nel vedere e nel sentire linguaggi violenti e minacciosi, ancora storie di maltrattamenti delle persone e di sfruttamento delle istituzioni per interessi e fini privati”.

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