Inchiesta all’ipm di Casal del Marmo: don Grimaldi (cappellani), “ci può essere qualche mela marcia, ma la maggior parte degli operatori lavora con coscienza”

“Gli operatori che svolgono il loro servizio all’interno degli istituti penitenziari minorili hanno bisogno di una formazione diversa, continua, dovrebbero soprattutto essere aiutati ad imparare a come rapportarsi con i ragazzi. Come non è facile per un genitore che fa fatica a seguire i propri figli che vivono certe esperienze, così possiamo dire avviene anche nei nostri istituti penitenziari”. Lo dice, in un’intervista al Sir, don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, commentando l’inchiesta su alcuni agenti dell’istituto penale minorile di Casal del Marmo che avrebbero maltrattato dei detenuti. “I ragazzi stranieri hanno un linguaggio e una cultura diversa, un modo di pensare diverso, non hanno soprattutto regole e sfidano quelle che si dovrebbero rispettare in carcere – spiega il sacerdote -. Nel nostro recente Seminario di formazione per i cappellani degli istituti minorili ho invitato anche alcuni esperti proprio per farci aiutare su come dobbiamo rapportarci ai giovani disagiati presenti nei nostri istituti penitenziari. E se questo è utile per noi, lo è anche per tutti gli operatori penitenziari che hanno bisogno continuamente di aggiornamenti”.
Per Casal del Marmo si parla di episodi di grande violenza… “Ci sono state delle denunce e non soltanto in quell’istituto, purtroppo in diverse realtà penitenziarie i detenuti vengono un po’ calpestati nella loro dignità. Sappiamo bene che anche tra gli operatori ci può essere qualche mela marcia, qualcuno che si rapporta con violenza, ma non bisogna generalizzare attribuendo questi atteggiamenti a tutti gli operatori perché molti lavorano con coscienza, impegno, responsabilità, attenzione, soprattutto anche verso i ragazzi”, sottolinea don Grimaldi.

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