“Ho avuto l’impressione di un Festival delle copie, dei remake. Le canzoni avevano musicalmente quasi tutto lo stesso andamento, la stessa impostazione, la parte lenta iniziale e poi partiva la melodia. I testi, come ha detto anche un collega dell’Accademia della Crusca che li ha letti dal suo punto di vista, erano assolutamente di una medietà senza picchi. Una impostazione davvero omogenea e appiattita. Si è sentita la mancanza di una canzone che fosse davvero originale”. Lo dice Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa, in un’intervista al Sir sulla prima serata del Festival di Sanremo.
Per il docente, “il punto più alto dello spettacolo, ovviamente lo dico con tutta l’ironia del caso, è stato l’incontro dei due Sandokan, Can Yamal e Kabir Bedi, il quale peraltro è stato il più intelligente e il più efficace di tutti. Si è preso il palcoscenico, ha anche interrotto Conti che lo voleva indirizzare nel suo intervento ed è riuscito a dire quello che voleva senza recitare qualcosa che gli volevano mettere in bocca”.
Riguardo alla gaffe diventata virale – la scritta “Il 54 per cento alla Repupplica” apparsa dietro a Gianna Pratesi quando si parlava del referendum nel 1946 tra monarchia e Repubblica – Fabris osserva: “Ormai, non sappiamo più né leggere né scrivere, lo dicono tutti i report internazionali, quindi non stupiamoci. In realtà, non c’è proprio una sensibilità da questo punto di vista ed è dimostrato anche da questi piccoli episodi apparentemente marginali”.