Ucraina: 4 anni di guerra. S.B. Shevchuk al Sir, “il dolore si accumula ma non abbiamo smesso di sognare”

“In me convivono grandi contrasti: disperazione e speranza, lacrime senza fine e gioia nel vedere come le persone, nonostante il gelo, la mancanza di elettricità, gli attacchi e gli allarmi continui, non si arrendono”. E’ l’arcivescovo maggiore di Kyiv, S.B. Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, a raccontare in un’intervista al Sir questi quattro anni di invasione russa su vasta scala in Ucraina. “Vengono i ricordi delle persone che non sono più con noi e questi ricordi svelano un dolore profondo”, confida Shevchuk. “Mi rendo conto sempre di più che questo dolore non lo abbiamo ancora elaborato: si accumula. Parlo di me, ma anche della gente attorno a me. Spesso questo dolore viene messo da parte per resistere, per andare avanti. Ma non siamo macchine: siamo esseri umani. Per questo oggi sentiamo l’urgenza di prenderci cura dei sacerdoti, delle persone consacrate, degli operatori che servono la gente e che sono al limite dell’umano, offrendo sé stessi come un olocausto per salvare vite”. “Le ferite aumentano”, racconta Shevchuk. “Sono convinto che la vera pace passerà anche attraverso la guarigione dei traumi della guerra. La nostra sopravvivenza e la nostra vittoria dipenderanno non solo dalle armi, ma anche e soprattutto dalla capacità di gestire il trauma”. Riesce a pensare al futuro? “Né la gente né i vescovi hanno smesso di sognare. Non abbiamo mai smesso di lavorare per il futuro”, risponde l’arcivescovo. E aggiunge: “il Signore sarà con noi. Sopravviveremo e vinceremo anche per un altro anno”. Il Parlamento ucraino ha dichiarato il 24 febbraio Giornata nazionale di preghiera. “Tutti pregheranno. A Kiev si è organizzata una preghiera ecumenica nella Basilica di Santa Sofia e anche nel Parlamento. La preghiera – dice Shervchuk – è semplice e radicale: Signore, fai fermare la guerra. Tu puoi farlo. Non i presidenti o i potenti di questo mondo, ma tu. Perché è il peccato umano a generare le guerre, ma è la santità di Dio a porre un limite al peccato e alla guerra. La pace verrà da Dio”.

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