L’attenzione che diversi Stati europei stanno rivolgendo al tema della limitazione dell’accesso alle piattaforme di social media ai più giovani “non dovrebbe distogliere l’attenzione dalla garanzia che le piattaforme rispettino i diritti umani attraverso chiari obblighi giuridici, una supervisione indipendente e un’effettiva responsabilità”: lo richiama in una nota il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty. Chiaro è il messaggio: “Vietare l’accesso dei minori ai social media sposta la responsabilità della sicurezza dalle piattaforme che creano l’ambiente ai minori che lo navigano”. Se è vero che i minori sono esposti a contenuti negativi e manipolatori, questo è “prevedibile conseguenza di specifiche scelte di progettazione e modelli di business, che richiedono un intervento normativo alla fonte”. Per questo O’Flaherty invita gli Stati a chiedere alle piattaforme di prevenire i rischi e ritenere le piattaforme responsabili delle loro carenze in tema, per esempio di trasparenza e verificabilità degli algoritmi, segnalazioni e ricorsi, valutazioni del rischio. Il Commissario plaude all’azione che la Commissione europea sta portando avanti con le misure e le sanzioni: auspicabile sarebbe che gli Stati adottassero un approccio simile. “Prima di prendere in considerazione un divieto”, termina la nota, “governi e parlamenti dovrebbero riflettere e agire con cautela” perché “la fonte del danno è radicata nella progettazione e negli incentivi delle piattaforme”.