“Possiamo sentire la necessità di dire delle parole che non sono volte a difenderci, perché quando ci difendiamo, allora già cominciamo ad ‘armarci’ nei confronti degli altri. E lo sappiamo molto bene: si può fare la guerra con le armi, ma si può fare la guerra anche con le parole. Si possono fare dei nostri ragionamenti, dei nostri schemi concettuali… delle armi di difesa rispetto agli altri, per sconfiggere gli altri. E allora ci fa del bene risentire queste parole di Gesù: il vostro parlare sia ‘sì, sì’, ‘no, no’, un parlare che cerchi la comunione, che non cerchi la difesa di se stessi”. Lo ha affermato ieri il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, durante la messa che ha presieduto per l’incontro dei segretari generali delle Commissioni nazionali di Giustizia e Pace Europa.
Commentando la pagina evangelica proposta dalla liturgia domenicale, il porporato ha sottolineato che “non è sufficiente evitare il male, non uccidere, benché sia già una grande cosa e oggi ci appare grandiosa negli scenari della nostra umanità! Ma per cercare in profondità la giustizia e la pace bisogna operare quel bene di cui si è capaci, quella capacità di riconciliazione di cui si è capaci; bisogna non togliere a questo mondo quella capacità di amore che tu e soltanto tu puoi immettere dentro questo mondo”. E poi, “se vuoi veramente cercare i sentieri della giustizia e della pace profondi, allora fai attenzione a ciò che si agita nel tuo cuore; fa’ attenzione a non far crescere sentimenti, passioni, desideri che non rendono ragione dell’altro, che non ti permettono di vedere l’altro per quello che è, un centro di coscienza, un cuore, un altro, appunto, e non una cosa che deve soddisfare i tuoi bisogni del momento”. Per il card. Repole si può trovare “il percorso della giustizia e della pace, quando cominciamo a percepire che non è sufficiente non fare male al fratello, benché sia qualcosa di già grandioso, ma è necessario domandarsi come cercare il bene delle sorelle e dei fratelli, come immettere amore dentro questo mondo segnato dall’ingiustizia e dall’odio”. Pronunciando parole “che siano parole non bugiarde, che siano parole vere, soprattutto dentro il nostro mondo pieno di parole inutili, che non dicono più niente, perché non sono più parole autentiche, parole che cercano la verità”. “Ci fa del bene sapere – ha aggiunto l’arcivescovo di Torino – che le possibilità della pace e della giustizia dentro questo mondo nascono sempre nel cuore delle donne e degli uomini, un cuore che deve essere custodito nella sua purezza, un cuore che deve esercitarsi nei sentieri dell’ascesi per non fare in modo che le passioni dell’anima guardino gli altri come strumenti del proprio piacere e non come altri, come volti guardati dal volto di Dio”.