Giornata del malato: don Angelelli (Cei), “porsi al servizio delle fragilità e dei vulnerabili affinché nessuno resti solo nella sofferenza”

Vivere la Giornata mondiale del malato che ricorre oggi “in maniera diaconale, a servizio delle fragilità e dei vulnerabili, perché quello che cerchiamo di fare ogni giorno come pastorale della salute è andare incontro alle solitudini per riconnetterle con il tessuto delle comunità cristiane”. Questo l’augurio che don Massimo Angelelli, direttore Ufficio nazionale per la pastorale della salute  della Cei, affida ad un videomessaggio su Facebook. “L’augurio e l’impegno che ci siamo dati da molto tempo – prosegue – è avere l’obiettivo che nessuno resti solo. È un grande obiettivo ambizioso, che nessuno viva la sua esperienza di malattia e di sofferenza in solitudine, ma al tempo stesso è un obiettivo raggiungibile attraverso la sensibilizzazione e il coinvolgimento di tutte le comunità”.
“Le nostre comunità credenti si incontrano per pregare, per crescere nella comunione con Dio, ma possono crescere attraverso il servizio anche nella comunione con i fratelli – assicura il sacerdote -. È quello che ci chiede il Santo Padre nel messaggio che ci ha inviato per la Giornata mondiale del malato, portare le sofferenze agli uni degli altri. Per fare questo non basta un pensiero caro a qualcuno, c’è bisogno di una vicinanza e di una prossimità. La comunità credente è una comunità che si incontra per pregare, per crescere nella comunione con Dio, ma può crescere attraverso il servizio anche nella comunione con i fratelli. L’augurio è che in questi giorni cresca la sensibilità nelle nostre comunità e sempre più fratelli e sorelle si mobilitino per andare verso i luoghi della solitudine, che in genere sono i domicili oppure le strutture dove tante persone affrontano i loro percorsi di sofferenza”. “Cresca una comunità sanante che si faccia prossimo alle vulnerabilità”, l’augurio conclusivo di don Angelelli.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi