“Oggi sono giunto da voi da una Kyiv gelata, ma incrollabile – come testimone dell’incrollabilità del nostro popolo”. Lo ha detto domenica scorsa Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, alla Divina Liturgia che ha celebrato nella Basilica minore di Santa Sofia a Roma. Durante la Liturgia il Primate ha conferito l’ordinazione presbiterale al diacono dell’Arcieparchia di Kyiv Daniel Galadza.
Insieme all’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, hanno concelebrato Metropolita
di Filadelfia Borys Gudziak e Amministratore Apostolico dell’Esarcato in Italia Hryhoriy Komar. Alla
Liturgia hanno partecipato anche un numeroso clero proveniente dagli Usa, dal Canada e dall’Ucraina.
Erano presenti il card. Claudio Gugerotti, Prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, mons. Michel Jalakh, O.A.M., Segretario del Dicastero per le Chiese Orientali, mons. Filippo Ciampanelli, Sottosegretario del Dicastero per le Chiese Orientali.
L’arcivescovo maggiore di Kyiv ha raccontato la situazione drammatica con cui si scontrano migliaia di abitanti della capitale: “Durante l’inverno più rigido degli ultimi dieci anni, grandi palazzi residenziali di Kyiv, in ognuno dei quali vivono più di tremila famiglie, rimangono senza acqua, luce e mezzi minimi di sopravvivenza”. “Eppure – ha continuato – guardo i volti della resilienza di questo popolo. Domenica scorsa un bambino di cinque anni ha condiviso con me la sua esperienza di vita a Kyiv. Gli ho chiesto: ‘Hai freddo a casa tua?’. E lui ha risposto: ‘Se io vincerò il freddo – l’Ucraina vincerà'”. Un altro esempio della resilienza degli ucraini, ha aggiunto Sua Beatitudine Sviatoslav, è quello degli abitanti di un quartiere di Kyiv che, trovandosi nei punti di riscaldamento, non piangevano per la disperazione ma cantavano e ballavano con la musica. “Questa immagine di persone che gelano, ma cantano e danzano con la musica è già diventata storica e ha stupito il mondo intero”, ha affermato il Capo della Chiesa. “Posso confermare oggi che questa straordinaria resistenza, questa gioia del popolo che ogni notte guarda in faccia la morte, non viene dall’uomo, ma è un dono dello Spirito Santo. E chiunque abbia anche solo un minimo senso cristiano comprende che queste persone sono i fratelli e le sorelle più piccoli di Cristo”. Successivamente l’Arcivescovo maggiore ha affermato che la difficile situazione umanitaria in Ucraina è diventata allo stesso tempo una spinta per aumentare gli aiuti finanziari e le raccolte umanitarie per gli ucraini in tutto il mondo. Sua Beatitudine ha quindi espresso gratitudine a Papa Leone XIV, che ha saputo “riconoscere in questa solidarietà lo spirito cristiano che richiama al servizio là dove oggi è presente Cristo”.