La “Società spagnola di psichiatria e salute mentale” esprime la propria posizione dopo che il capo del governo Pedro Sánchez ha annunciato ieri l’intenzione di vietare in Spagna l’accesso alle piattaforme digitali ai minori di sedici anni. Nella propria pagina web l’organizzazione dà atto di come i social network rappresentino “una sfida crescente per i giovani, perché amplificano esigenze tipiche dell’adolescenza: visibilità, appartenenza a un gruppo o esigenza di approvazione immediata”. Gli studi e le ricerche disponibili dimostrano “correlazioni evidenti tra l’uso problematico dei social media e la presenza di depressione, ansia e stress negli adolescenti e nei giovani adulti. Inoltre, segnalano legami con un maggiore disagio psicologico generale, nonché con autolesionismo e comportamenti suicidi in una parte della popolazione giovanile”.
Oltre ai rischi descritti, secondo gli psichiatri spagnoli i social network rimangono comunque un canale importante per la diffusione di messaggi positivi, tra cui quelli di prevenzione e promozione della salute mentale. Pertanto, sarebbe “fondamentale, da un lato, rafforzare l’alfabetizzazione digitale e la capacità critica di identificare contenuti affidabili e distinguerli da quelli potenzialmente dannosi e, dall’altro, proteggere e promuovere la ‘vita al di fuori dello schermo’ attraverso attività ricreative di gruppo, pratica sportiva, un riposo adeguato, relazioni interpersonali e la partecipazione ad attività comunitarie”.
Tutto ciò deve essere accompagnato da “programmi scolastici di benessere digitale e da un’educazione familiare chiara, coerente e proporzionata, al fine di ridurre i possibili danni, promuovere usi più salutari e generare una migliore evidenza scientifica che orienti le decisioni educative, politiche e cliniche”.