Processo in Vaticano: gli interventi delle parti civili e dei rappresentanti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia

Si è svolta oggi la sesta udienza del processo di appello sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra, in cui hanno preso la parola le parti civili di Ior, Segreteria di Stato e Apsa (l’Asif si è associata) e i rappresentanti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia. Ad iniziare l’udienza – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in Aula – è stato l’avvocato difensore di Nicola Squillace, che, sulla scia degli interventi di ieri, ha presentato alcune annotazioni sui rescritti di Papa Francesco contestando le memorie depositate a novembre 2025 dalle parti civili. Ha preso poi la parola l’avvocato Roberto Lipari, difensore della parte civile Ior, il quale ha affermato che le eccezioni delle difese sulla violazione dei principi del giusto processo sono “palesemente infondate”: “È stato il Santo Padre – ha affermato – a disporre la non pubblicazione dei rescritti, non per omissione né per dimenticanza ma per esigenze di segretezza. In assenza di una disposizione del Papa che richiedeva la pubblicazione, nessuno di coloro che agiscono per il Santo Padre avrebbe dovuto procedere alla pubblicazione perché avrebbe disatteso una indicazione del Papa e compiuto una ingerenza inammissibile”. Parlando delle chat che “dimostrerebbero asserite manovre per condizionare la libertà morale del teste Perlasca, con conseguenti falsa testimonianza e calunnia”, Lipari ha ribadito “la piena legittimità degli omissis apposti, collegati a esigenze di segretezza investigativa”. Le eccezioni delle difese, ha rimarcato ancora il legale, sono quindi “strumentali”. Paola Severino, in rappresentanza della Segreteria di Stato, ha ricordato che “il Papa è il sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri di governo che contiene i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario”. La mancata pubblicazione, ha spiegato, è avvenuta riguardo alla ragion di Stato e alla giustizia sostanziale ed è stata imposta “sia per motivi di ordine pubblico ma anche a tutela di interessi di tipo privatistico”. Secondo Giovanni Maria Flick, difensore della parte civile Apsa, i rescritti del Papa “hanno tutelato gli interessi primari della Santa Sede” e non hanno conferito alcun “potere straordinario” al promotore di Giustizia. Quanto alle chat tra Ciferri e Chaouqui e tra Chaouqui e Diddi, erano emerse già nel novembre 2022 in fase di dibattimento e sono state giudicate dalla sentenza di primo grado “irrilevanti ai fini del processo per cui procediamo oggi”. “Oggetto del processo – ha detto l’avvocato – non sono i rapporti tra Perlasca e Becciu, ma l’illecita gestione di una parte consistente del patrimonio della Santa Sede in operazioni finanziarie ad alto rischio, con modalità in contrasto con la corretta amministrazione dei beni temporali della Chiesa secondo le leggi in vigore”. È intervenuto poi Settimio Carmignani, promotore di Giustizia applicato, che è tornato ancora sulla questione dei rescritti papali, sottolineando che essi sono “firmati” dal Papa e che tali atti “individuano punti critici” nella legislazione “che il Papa conosceva benissimo”. “Questo processo ha avuto una certa visibilità, è stato noto nel mondo. Per cinque anni è andato avanti mentre era vivo Francesco. Se si fosse accorto che gli avevano detto una cosa per un’altra, sarebbe intervenuto”, ha detto. Il processo prosegue domani mattina con le contro repliche degli avvocati difensori.

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