Oggi si è svolta la quinta udienza del processo d’appello sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra, durante la quale è continuata l’analisi delle questioni preliminari presentate dalle difese. L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di Gianluigi Torzi – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in aula – si è concentrato sui rescritti di Papa Francesco, definendo “illegali” l’arresto del suo assistito e il sequestro dei suoi dispositivi, “perché fatti sulla base di un provvedimento ignoto alla difesa, ossia il rescritto del 2 luglio 2019”: “I diritti – ha affermato – non possono che essere lesi se non da provvedimenti di legge”. “Non accuso Papa Francesco, non è stata colpa sua ma è stato un problema informativo del Romano Pontefice”, ha precisato, sostenendo che il Papa non fosse stato bene informato. A questo punto il presidente della Corte d’appello, mons. Alejandro Arellano, lo ha interrotto dicendo: “Le chiederei di non nominare Papa Francesco, capiamo tutti, si eviti il riferimento al Santo Padre”. L’avvocato Luigi Panella, difensore di Enrico Crasso, ha criticato il fatto che i rescritti siano stati “sottratti alla conoscenza di Crasso e degli altri imputati fino al giugno del 2021”, parlando di “surreale carta bianca concessa al promotore di giustizia” e sottolineando che “non sono esistiti in 2000 anni di storia della Chiesa rescritti che siano rimasti segreti”. L’avvocato ha poi lamentato gli omissis, in particolare sugli interrogatori a mons. Alberto Perlasca: “Un’intera ora (del video, ndr.) dell’interrogatorio non è stata depositata”. L’avvocato Fabio Viglione, difensore del card. Angelo Becciu, ha insistito su diverse criticità del primo grado: “Nella prima ordinanza il tribunale imponeva al promotore di giustizia il deposito presso la cancelleria di tutti gli atti, compresa la copia forense: quel che il tribunale aveva imposto è rimasto lettera morta”; “la difesa ha conferito un incarico a un consulente informatico che ha verificato una serie di criticità: dei 239 dispositivi sequestrati non era stata depositata alcuna copia, dei 16 depositati nessuno poteva ritenersi copia forense e l’estrazione è stata fatta in modo selettivo”. Secondo l’avvocato, nonostante Diddi avesse “confessato” di non aver depositato tutti i materiali richiesti, il tribunale alla fine si è arreso. Anche Cataldo Intieri, avvocato di Tirabassi, ha parlato della mancata integrale acquisizione degli atti, lamentando la “violazione del principio di parità di trattamento e di imparzialità dei magistrati”. L’udienza è aggiornata a domani.