Fine vita: don Mensuali (Pav), in eventuale futura legge “resti imprescindibile il diritto all’obiezione di coscienza per medici e infermieri”

Nel ddl della maggioranza sul fine vita che il 17 febbraio dovrebbe approdare in Aula al Senato, non è previsto il coinvolgimento del Ssn nell’assistenza al suicidio. “Temo che escluderlo del tutto rischi di creare disuguaglianze territoriali, perché ci si affiderebbe solo a strutture private”, afferma in questa intervista al Sir don Riccardo Mensuali, officiale della Pontificia Accademia per la Vita ed esperto di biodiritto. Tuttavia, avverte, “resta imprescindibile il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario – medico e infermieristico – perché non si può obbligare chi per professione ha scelto di dare e curare la vita, a farla terminare”.
Fondamentale, e previsto nel testo del ddl, il rafforzamento delle cure palliative. Oggi in Italia ne ha accesso solo il 33% degli aventi diritto, e in alcune regioni del Sud si scende al 4%. Un dato che nel dibattito “pesa moltissimo. Significa che il sistema non sta offrendo ciò che dovrebbe. Le cure palliative costano, ma il governo deve trovare risorse e fondi per renderle realmente accessibili in modo capillare a tutti sull’intero territorio. Lo Stato – sostiene Mensuali – deve offrire cure, sostegno, accompagnamento. Non la morte come risposta alla sofferenza”. Come accaduto, ad esempio, un paio di mesi fa in Germania con il suicidio assistito delle gemelle Kessler. Un caso che, precisa l’esperto, “ha mostrato che cosa accade quando non esistono criteri oggettivi. Per la legislazione tedesca l’unico criterio è la volontà del singolo, indipendentemente dalle condizioni cliniche. Un modello da non seguire perché costituisce una ‘slavina’ etica che travolge la persona e la dignità umana”. Per questo, conclude il sacerdote, servono “criteri chiari e oggettivi, e paletti rigorosi. Qualsiasi normativa – o sentenza – deve limitare l’accesso a situazioni di estrema gravità clinica e terminalità. Se la morte diventa una risposta standard alla sofferenza esistenziale, la società perde il suo fondamento etico”.

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