“Non è detto che il Parlamento debba arrivare ad una legge, ma se sarà così auspico che questa sia il frutto di una discussione seria, approfondita, trasversale, che vada oltre le logiche di partito”, dice in questa intervista al Sir don Riccardo Mensuali, officiale della Pontificia Accademia per la Vita ed esperto di biodiritto, commentando l’iter parlamentare del ddl della maggioranza sul fine vita che il 17 febbraio dovrebbe approdare in Aula al Senato. Per don Mensuali, contrariamente a quanto molti ritengono, “un sistema normativo esiste già. Non si tratta di una legge statale organica, ma di una sorta di ‘combinato disposto’ delle diverse sentenze della Corte costituzionale – in particolare la 242 del 2019 – e delle leggi regionali che hanno superato i controlli di costituzionalità. È un quadro frammentato, ma reale”. Tuttavia, l’analisi dell’esperto, le sentenze della Corte sono “inevitabilmente sensibili al mutare del sentire comune e culturale, quindi possono risultare ‘volubili'” mentre una legge parlamentare, “se ben costruita, garantirebbe maggiore stabilità e chiarezza”. Tuttavia, “serve un approccio non partitico. Parliamo di persone gravemente ferite nel corpo e nell’animo: non si può affrontare un tema così complesso con logiche di schieramento; serve un approccio di livello molto più profondo perché si tratta di una questione antropologica”. Per l’esperto, “forse occorre prendersi ancora del tempo. La priorità assoluta deve essere il potenziamento delle cure palliative e il sostegno alla vita sofferente. Qualsiasi eventuale normativa futura – avverte – dovrà mantenere limiti rigorosi per evitare derive etiche che trasformino la morte in una soluzione facile a problemi che chiedono, invece, accompagnamento e responsabilità”. ’Meglio una legge nazionale condivisa – conclude – che venti normative regionali diverse”.