Due bambine gemelle di 1 anno risultano disperse in mare e un uomo adulto è deceduto dopo lo sbarco di 61 persone ieri a Lampedusa. Lo dichiara Save the Children, presente sull’isola con i suoi team, che, in collaborazione con la Croce rossa e le altre organizzazioni presenti, hanno subito garantito una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti. In mancanza di vie regolari e sicure, chi cerca di raggiungere un futuro possibile in Europa attraversando il Mediterraneo continua a rischiare la propria vita in viaggi pericolosi e spesso mortali, come testimoniano le oltre 33.300 persone morte o disperse in mare dal 2024 a oggi. Le 61 persone, tra cui la madre delle due bambine disperse e circa 22 minori non accompagnati e due bambini, soccorse e sbarcate ieri a Lampedusa, hanno affrontato una traversata in condizioni difficilissime, anche aggravate dal passaggio del ciclone Harry. Hanno raccontato di essere partite dalla Tunisia, di avere affrontato per almeno tre giorni il mare in tempesta, sono arrivate tutte in stato di grande sofferenza fisica e psicologica.
“Ogni ritardo, ogni omissione, ogni scelta che mette a rischio chi fugge da povertà, violenze e persecuzioni è una responsabilità gravissima che grava sull’Ue e i suoi Stati membri. Non è possibile assistere in silenzio a una perdita di vite umane, compresi tanti bambini, che perdura da anni, rendendo il mare, ancora una volta, un confine mortale: questa strage inaccettabile deve finire” ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice relazioni istituzionali di Save the Children.
L’Organizzazione ribadisce con forza la richiesta di apertura di canali regolari e sicuri verso l’Europa che garantiscano il rispetto dei diritti umani e al contempo l’attivazione di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, agendo nel rispetto dei principi internazionali e dando prova di quella solidarietà che è valore fondante dell’Unione europea.