R.D. Congo: Burhan Mohamed (Still I Rise), “sgomberi e sfratti forzosi ai danni di delle famiglie”

L’estrazione dell’oro blu, il cobalto, usato per produrre smartphone o macchine elettriche, attira le mire delle industrie mondiali nel Sud della Repubblica Democratica del Congo. Lo sfruttamento minerario però grava sul lavoro minorile e ha come ulteriore conseguenza lo sfratto delle famiglie dove insistono i giacimenti. Un’anticipazione del report compiuto da Still I Rise, un’organizzazione che apre scuole in varie parti del mondo fra cui il Congo, è stata offerta a Roma durante l’incontro promosso per far emergere il fenomeno. “La stabilità di gran parte degli studenti è minacciata dal fatto che 72 famiglie risiedono in territori già concessi ad aziende internazionali. Tra queste, 64 famiglie risultano proprietarie dei terreni, mentre le restanti sono affittuarie”, spiega Fatima Burhan Mohamed, Advocacy Officer di Still I Rise, che ha presentato in anteprima i contenuti della mappatura. “Secondo l’attuale normativa – continua –, solo i proprietari hanno legalmente diritto a ricevere compensazioni in caso di sfollamento forzato, lasciando gli affittuari in una condizione di totale vulnerabilità”. Le terre vengono spesso appaltate dallo Stato ad aziende internazionali tramite concessioni pluridecennali che ignorano i diritti delle comunità preesistenti. “Gli sgomberi – commenta – avvengono frequentemente attraverso l’uso della forza, con l’intervento di bulldozer e agenti che radono al suolo i villaggi senza preavviso, causando feriti e vittime nel silenzio della comunità internazionale”. In risposta a questa emergenza, Still I Rise si muove a livello locale supportando le famiglie nel completamento delle pratiche burocratiche per ottenere i certificati di proprietà, garantendo loro uno scudo legale minimo per negoziare rimborsi dignitosi in caso di sfratto.

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