“Chiediamo per tutti gli operatori della comunicazione la benedizione di un cuore buono, che permetta di comunicare cordialmente, ministri e strumenti di relazioni buone e di pace, messaggeri di ‘notizie buone’”. Lo ha affermato oggi il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, in occasione della celebrazione eucaristica con i giornalisti e gli operatori della comunicazione che ha presieduto in vista della festa del patrono, san Francesco di Sales. L’appuntamento è stato promosso dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, dal settimanale diocesano “La vita del popolo” e dall’Ucsi Veneto, in anticipo sulla memoria liturgica del santo, per poterla vivere insieme al vescovo, prima della sua partenza per la visita pastorale ai missionari trevigiani in Ecuador. Con il vescovo ha concelebrato mons. Lucio Bonomo, direttore della “Vita del popolo”, presente con la redazione e un nutrito gruppo di collaboratori.
Nell’omelia mons. Tomasi, ricordando le figure di sant’Antonio abate (di cui ricorre la memoria proprio oggi) e la chiamata di Saul e di Matteo, di cui parlava la Scrittura, ha ricordato che c’è una notizia, una Parola, che cambia la vita delle persone, perché ne cambia il cuore e, se ascoltata, creduta e vissuta, cambia anche la storia, e la storia della salvezza. “Ci siamo trovati per celebrare insieme il rendimento di grazie per la vita, la professione, direi anche la missione dei giornalisti e degli operatori della comunicazione”, ha detto mons. Tomasi, che ha definito “ministri della notizia” coloro che sono “al servizio della ricerca, della scelta, e della comunicazione delle notizie, di quanto serve alla collettività e ai singoli per conoscere ciò che avviene nel proprio mondo e nel proprio tempo”. Notizie che non possono sempre essere “buone notizie”, ma che possono essere sempre “notizie buone”, ha ricordato il vescovo, che contribuiscono alla conoscenza e all’interpretazione di ciò che insieme si vive, e che permettono a tutti di “partecipare alla vita della collettività, di prendersi cura del bene possibile, per sé e per gli altri. Una ‘notizia buona’, comunicata per un sincero interesse per la vita delle persone, per quanto le tocca, le preoccupa, le motiva, una notizia ‘non falsa’, e quindi verificata, ponderata, comunicata nella sua corrispondenza a quanto è accaduto nei fatti. Non manipolata né manipolatoria. Oserei dire: una notizia ‘vera’”.
Mons. Tomasi ha sottolineato poi che “il gusto, la missione, la necessità di raccontare le vicende del nostro tempo trova anche oggi strumenti potentissimi, che presentano enormi possibilità e rischi altrettanto grandi di abuso e di manipolazione. Come ci ricordano le anticipazioni del messaggio di Papa Leone XIV per 60ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, ‘il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana’. La voce umana deve sempre rimanere al centro di ogni sforzo comunicativo ed informativo. Soltanto la voce umana – ha ricordato il vescovo – può contribuire alla crescita in umanità delle persone, delle comunità, della società intera”.