“La diplomazia non può limitarsi a tutelare il singolo vantaggio o l’esigenza individuale, ma è chiamata a concorrere nell’edificare il bene comune”. Lo ha affermato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nella lectio magistralis tenuta oggi per i 325 anni della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Richiamando il Concilio Vaticano II, il porporato ha ricordato che il bene comune richiede “quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”. Per il card. Parolin, “la pace rimane frutto della giustizia e non solo una conseguenza del buon agire”. Rivolgendosi ai futuri diplomatici pontifici, ha sottolineato che formarsi all’Accademia “significa credere nel nostro vicino, nel compagno di viaggio, in coloro che incontriamo per negoziare su obiettivi e divergenze”. Il segretario di Stato ha poi citato il nunzio Fabio Chigi, futuro Papa Alessandro VII, che amava descrivere l’opera del diplomatico con l’espressione: “molto fare, poco dire”.