Dopo di noi. A Campolattaro la storia a lieto fine di Erminia e Happiness

Nel piccolo comune beneventano, che ha aderito al Manifesto per una rete dei piccoli comuni del welcome, lanciato dalla Caritas diocesana nel 2017, si sono incrociate le vite di una giovane nigeriana, arrivata in Italia su un barcone, e di una sua coetanea italiana, con un lieve ritardo. "Dove il Budget di salute ha già funzionato a dovere, sono nate attività che non hanno solo concretizzato una maggior chance di protezione e sostegno per cittadini vulnerabili ma hanno letteralmente rigenerato l’economia locale", sottolinea Angelo Moretti

(Foto: Centro polifunzionale Campolattaro)

A volte fragilità e sofferenza non si traducono in un destino segnato per sempre. Con un adeguato sostegno, la storia può avere anche un lieto fine. È il caso di Happiness e di Erminia, che oggi vivono a Campolattaro, in provincia di Benevento. La prima viene dalla Nigeria. La seconda già in giovane età è stata ospite di una comunità alloggio per minori, ha avuto un’esperienza di affido e successivamente un ricollocamento in comunità.

Il viaggio di Happiness, 27 anni, durato quasi due anni attraverso una sosta in Libia e lo sbarco a Salerno, “è stato molto lungo e difficoltoso. Credo sia stato il momento più duro della mia vita. Probabilmente non lo rifarei”, ammette. In Italia è entrata nel progetto di accoglienza Sai “Sale della Terra” del piccolo comune welcome di Santa Paolina (provincia di Avellino, ma diocesi di Benevento), dove ha compiuto un percorso di integrazione e di autonomia e indipendenza. Oltre ad aver sostenuto sostiene l’esame di alfabetizzazione e frequentato la terza media, ha svolto un’attività di volontariato, nel settore della sartoria, presso la Rete di economia civile “Sale della Terra”, che è stata fondata nel 2016 da quattro cooperative e ha realizzato diverse opere segno su input della Caritas diocesana di Benevento. La donna ha anche aderito al progetto “Fasi”, un corso di formazione di auto imprenditoria e start-up per immigrati regolari che mira a favorire lo sviluppo di percorsi di auto imprenditorialità, auto impiego e il conseguimento di una piena autonomia occupazionale e integrazione socio-economica.

A Campolattaro, dove si è trasferita con il figlio Progress, quattro anni e mezzo, la sua storia s’incrocia con quella di Erminia, 28 anni, che ha seguito un Progetto terapeutico-riabilitativo individualizzato con Budget di salute. Gli operatori decidono di assegnare a Happiness il ruolo di assistente personale di Erminia, che lì a Campolattaro è da qualche tempo ospite del Centro diurno alberghiero, nodo di welfare della Rete “Sale della Terra”. “Siamo un Centro sociale polifunzionale, nato all’interno di un progetto finanziato dalla Fondazione con il Sud, in cui persone con disabilità vengono sostenute nello sviluppo della loro autonomia, facendo emergere le loro potenzialità tramite la partecipazione a laboratori e svolgimento di attività tipiche di una struttura alberghiera, come accoglienza, sala, pulizia e gestione della colazione – spiega Filomena Palmiero, responsabile dell’Albergo diffuso a Campolattaro -. Persino nel periodo della pandemia siamo riusciti a svolgere un corso di cucina con due chef professionisti concluso con un esame e un attestato. Al Centro facciamo anche stimolazione cognitiva, teatro, attività ludico-motorie, sport, yoga. Ora abbiamo 12 ragazzi iscritti, con problemi di disabilità fisica e mentale”. L’Albergo diffuso è una struttura turistica a tutti gli effetti, dopo la ristrutturazione di alcuni appartamenti del centro storico. Il luogo si affaccia su un’oasi del Wwf, un punto strategico della provincia di Benevento che ha molte prospettive dal punto di vista storico e turistico. Campolattaro ha aderito al Manifesto per una rete dei piccoli comuni del welcome, lanciato nel 2017 dalla Caritas di Benevento. “La struttura alberghiera ci ha permesso di accogliere Erminia e Happiness, avendo a disposizione degli appartamenti – prosegue Palmiero -. Erminia, con un lieve ritardo mentale, segue i nostri corsi di teatro e ha finito un nostro Progetto terapeutico riabilitativo individualizzato, quindi abbiamo partecipato al bando della Regione Campania per il progetto ‘Dopo di noi’, che abbiamo vinto. Pur essendo abbastanza autonoma ha sempre bisogno di qualcuno a fianco. Il progetto costituisce una svolta per Erminia, perché può avere una sua casetta, arredata secondo i suoi gusti, e un operatore personale, Happiness, oltre che continuare a frequentare il Centro tutti i giorni, dal lunedì al venerdì dalle 14 alle 16”. La casa è costituita da due camere da letto, un bagno, una cucina e il soggiorno.

Ora Happiness vorrebbe anche prendere la patente, per essere indipendente e rispondere prontamente anche a un’emergenza. “Faccio i servizi di casa e anche quelli che sono utili a Erminia, cucino, accudisco la ragazza, cerco di farla stare bene e le faccio compagnia. Anche se non sono ancora molto brava in italiano, riesco a capire tutto quello che dice Erminia – afferma la donna -. E anche grazie a Erminia sto imparando molto velocemente la vostra lingua.

Si è creato un clima familiare tra noi. Erminia è davvero una ragazza deliziosa.

È dolce e gentile e non è per niente difficoltoso per me lavorare con lei. In fondo, è indipendente e di compagnia e mi fa molto piacere contribuire al suo benessere. La sua storia mi ha molto colpito, non ha una famiglia alle spalle”. Il lavoro con Erminia ha un altro vantaggio: “Mi permette di occuparmi anche di mio figlio, avendo a disposizione anche del tempo libero. Il rapporto tra Erminia e Progress è veramente sorprendente. Li trovo spesso a giocare insieme, a chiacchierare. Sono molto complici nel gioco e vanno molto d’accordo”. In futuro, prosegue, “mi piacerebbe restare in Italia e diventarne cittadina”. Il suo sogno è poter avviare un negozio: “Mi piacerebbe molto aprire un African Shop, so che dovrò lavorare molto duramente per realizzarlo ma non mi spaventa. In questo modo potrei occuparmi di Progress, ma anche far venire in Italia mia figlia, che è attualmente ancora in Nigeria, e darle un futuro migliore”. Anche Erminia è contenta: “Con Happiness mi trovo bene, siamo amiche”.

(Foto: Centro polifunzionale Campolattaro)

“Negli ultimi tempi, grazie ad una buona intuizione del piano di riforme previsto nel Pnrr, si è tornati a dare centralità al tema della ‘disabilità’, con una riforma che colma un divario di ben trent’anni. L’ultima legge, la 104 del ’92, è divenuta famosa più per i piccoli benefici concessi alle persone disabili e ai loro caregiver, che per il complessivo miglioramento della qualità della vita”, sottolinea Angelo Moretti, presidente della Rete di economia civile “Sale della Terra”. “Complice di questo rinnovato interesse è stata anche la debacle delle Rsa nel periodo più caldo della pandemia, quando quelle strutture sanitarie residenziali sono state le più colpite in termini di numero di morti in relazione alla popolazione residente. Ma da prima che il virus imperversasse era in gestazione un’altra importante legge di riforma: la legge sui Progetti terapeutico-riabilitativi personalizzati con Budget di salute”, ricorda Moretti, che precisa: “Con il progetto di legge n.1752 che avanza, seppure a fatica, nella Commissione Affari sociali della Camera, non sarà più l’assistenza da ‘posto letto’ a costruire l’ossatura dei servizi alla disabilità, ma la progettazione personalizzata. Il pdl dovrebbe essere una rivoluzione copernicana che squadernerà la spesa pubblica trasformandola in investimenti ‘produttivi’ della coesione sociale. Dove il Budget di salute ha già funzionato a dovere, infatti, grazie all’input di legislatori regionali, sono nate fattorie sociali, ristoranti, alberghi, piccole fabbriche tessili, è stata data nuova vita a beni confiscati alla mafia, che non hanno solo concretizzato una maggior chance di protezione e sostegno per cittadini vulnerabili ma hanno letteralmente rigenerato l’economia locale attraverso nuove forme dell’economia civile e sociale e nuovi patti tra i cittadini, basati non più sulla delega ai sistemi della sanità privata ma sull’accoglienza e l’integrazione di tutti, non solo dei disabili”.

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