Covid-19. Latina, la cappella dell’ospedale trasformata in corsia. Don Correddu: “Gesù avrebbe fatto lo stesso”

All’Ospedale civile Santa Maria Goretti di Latina l’aula liturgica è stata sgomberata e messa a disposizione dei sanitari per l’emergenza Covid, in accordo con il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata. Il cappellano: "Il Signore metteva i malati al primo posto"

La cappella dell'ospedale di Latina, destinata a ospitare ammalati; sotto, don Giovanni Correddu, un'immagine del Santa Maria Goretti e il sacerdote accanto alla statua della Madonna

“Sono certo che Gesù avrebbe fatto la stessa cosa”: è semplice e diretta la riflessione che condivide con il Sir don Giovanni Correddu, cappellano all’Ospedale civile Santa Maria Goretti di Latina, dove nei giorni scorsi l’aula liturgica della cappella è stata sgomberata e messa a disposizione dei sanitari per l’emergenza Covid, in accordo con il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, mons. Mariano Crociata. “È già stata approntata con appositi impianti elettrici e per l’ossigeno la riconversione della struttura, che avrà otto posti letto per i pazienti non Covid, appena ci sarà necessità per il sovraffollamento negli altri reparti – prosegue don Correddu –. Quasi tutte le sezioni dell’ospedale sono ormai dedicate ai malati Covid, ad eccezione del primo e del terzo piano, dove si trova tra l’altro la ginecologia, e del padiglione di oncologia”. Nella sola giornata di ieri, sono stati 167 i nuovi casi di positività in provincia di Latina, secondo i dati diffusi dalla Asl pontina, che si trova a fare i conti con l’incremento anche dei ricoveri in questa seconda ondata pandemica.

“Momenti per pregare”. Racconta ancora il cappellano del nosocomio pontino, che per motivi di età in questo periodo può incontrare solo i malati non affetti da coronavirus. “Penso sia la prima volta, da quando è nata negli anni Sessanta insieme all’ospedale, che la cappella viene chiusa al culto e alla preghiera di molti, tra malati, familiari e sanitari che prima di iniziare il proprio servizio si fermavano per un momento di preghiera o di riflessione, davanti all’immagine della gloria in cielo di santa Maria Goretti, presente dietro l’altare. Fin dall’inizio della pandemia, in realtà, non si è potuto celebrare la messa con il popolo e ho iniziato a farlo singolarmente. Mi sono sentito un privilegiato e mi sono immedesimato in chi veniva quotidianamente in cappella e ora non può più farlo. Le persone hanno bisogno di momento intimo, in cui ascoltare la voce del Signore, nel rispetto di ogni persona e anche di chi professa una fede diversa”.

Al servizio di chi soffre. La cappella del Santa Maria Goretti è sempre stata un punto di riferimento anche per i volontari che operano all’interno dell’ospedale. “Fino a prima della pandemia, ogni sabato molti partecipavano alla messa, non solo tra i malati e le persone a loro vicine, ma anche tra i membri dell’Associazione Valentina onlus di assistenza ai malati oncologici e dell’Avol (Associazione volontari ospedale Latina, ndr), le due realtà più attive nella struttura”, spiega ancora il cappellano. A chi oggi gli chiede come sia possibile questo cambiamento – alcune persone si dicono dispiaciute per la nuova destinazione della cappella e per la cessazione del servizio di assistenza pastorale – “mi sono attrezzato a rispondere preparandomi prima io spiritualmente – confessa –. Ho pensato che noi siamo a servizio dei malati, che ora potranno ritrovare la salute anche attraverso la cappella. Gesù li metteva sempre al primo posto nella predicazione e a chi chiedeva di essere da lui toccato e guarito diceva sempre ‘sì’. Nel nostro piccolo, abbiamo fatto in qualche modo lo stesso”.

Tabernacolo e statue. Don Giovanni ha dovuto anche materialmente prepararsi per lo smantellamento della cappella: “Ho accolto nella mia stanza, all’interno dell’ospedale, sia il tabernacolo sia le statue lignee dell’Immacolata e di san Giuseppe con il Bambino, trasformando così l’ingresso della stanza nella cappella in cui celebro. Ad accompagnare i malati nella loro degenza resteranno le stazioni della Via Crucis, di cui la sofferenza di ognuno è quotidiana incarnazione, e i bassorilievi dedicati all’episodio evangelico del buon samaritano, per ricordare la bellezza del servizio fatto con amore”.

La statua della Madonna. Se il pensiero va all’immagine della Chiesa come ospedale da campo su cui Papa Francesco insiste fin dall’inizio del suo pontificato, don Correddu aggiunge che personaggi “come san Vincenzo de’ Paoli, san Giovanni di Dio o san Giuseppe Moscati sono maestri ed esempio per tutti noi di accoglienza totale e libera dei malati”. Nell’attesa di poter tornare a pregare e celebrare nella cappella, passata l’emergenza per la pandemia, il cappellano del Santa Maria Goretti di Latina racconta di una piccola gioia in questi mesi difficili. “C’è una statua della Madonna all’esterno dell’ospedale, che in estate era stata rimossa per fare dei lavori. Abbiamo approfittato per farla restaurare e ora è posta davanti all’ingresso dell’ospedale. La sua presenza non può sfuggire a chi arriva. È davvero colei che accoglie, un segno di presenza spirituale in questo luogo, nonostante tutto”, conclude don Giovanni Correddu.

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