Ritorno in classe. La prima campanella è suonata in Alto Adige all’insegna di una “nuova normalità”

Dopo sei mesi di silenzio, lunedì scorso la campanella è tornata a suonare in tutto l’Alto Adige. Nei cortili di scuole e istituti è stato un ordinato brulicare di zainetti e mascherine, in un’atmosfera mista di emozione e tensione, che ha avuto come protagonisti non solo i 91.797 tra bambini e ragazzi dei tre gruppi linguistici che sono tornati in classe una settimana prima dei loro colleghi nel resto d’Italia. Un anno scolastico, questo, che inizia da dove di solito dovrebbe finire, ossia dagli esami. E ad essere esaminati – paradosso della pandemia – questa volta non sono i ragazzi, ma gli insegnanti e i vertici scolastici, chiamati non solo a condividere e trasmettere il sapere, ma anche (oggi più di ieri) a garantire la sicurezza di alunni e studenti. E ad essere esaminati sono anche gli amministratori pubblici, chiamati a gestire il non facile nodo del trasporto pubblico

(Foto ANSA/SIR)

Dopo sei mesi di silenzio, lunedì scorso la campanella è tornata a suonare in tutto l’Alto Adige. Nei cortili di scuole e istituti è stato un ordinato brulicare di zainetti e mascherine, in un’atmosfera mista di emozione e tensione, che ha avuto come protagonisti non solo i 91.797 tra bambini e ragazzi dei tre gruppi linguistici che sono tornati in classe una settimana prima dei loro colleghi nel resto d’Italia.

Un anno scolastico, questo, che inizia da dove di solito dovrebbe finire, ossia dagli esami. E ad essere esaminati – paradosso della pandemia – questa volta non sono i ragazzi, ma gli insegnanti e i vertici scolastici, chiamati non solo a condividere e trasmettere il sapere, ma anche (oggi più di ieri) a garantire la sicurezza di alunni e studenti. E ad essere esaminati sono anche gli amministratori pubblici, chiamati a gestire il non facile nodo del trasporto pubblico.

Il “Bentornati! Herzlich Willkommen!” che bambini e ragazzi altoatesini hanno trovato scritto lunedì mattina sulle lavagne delle loro aule, svuotate dai vecchi banchi per lasciar spazio ai nuovi banchi monoposto (con o senza rotelle), è stato molto più di un semplice messaggio di benvenuto. È la prima parola di un nuovo anno che si presenta come un enorme foglio bianco, su cui non sarà più possibile scrivere con gli stessi strumenti con cui si è scritto fino a marzo scorso. Il coronavirus ha sparigliato le carte, e sebbene vi sia ovunque un crescente desiderio di ritorno alla “normalità”, vi è anche ormai la consapevolezza che la normalità a cui si aspira, sarà necessariamente diversa da quella che ci siamo lasciati alle spalle. Non sarà nemmeno una normalità fatta di mascherine, disinfettanti e distanziamento di sicurezza e didattica a distanza, che caratterizzano questo che è un periodo di transizione, ma

sarà una “nuova normalità”

di cui oggi non abbiamo ancora una idea molto chiara e che porterà comunque con sé i segni di questo tempo.

A Ortisei, in Val Gardena – una delle zone dell’Alto Adige in cui si è registrato il maggior numero di contagi -, lunedì è sembrato un “normale” primo giorno di scuola: i bambini delle elementari in classe, le mamme al bar in attesa della fine della tradizionale “lectio brevis”, che – a differenza del passato – quest’anno, nel rispetto delle norme anti-covid, non si è potuta concludere con la Messa di inizio anno nella chiesa parrocchiale.

“Es wird alles einpendeln”, “tutto si stabilizzerà”, si è detto in queste ore. Forse la chiave di volta di questo nuovo anno scolastico (nuovo non solo per gli studenti, ma per la scuola stessa), sta in quel verbo, “einpendeln”, che porta dentro sé la parola “pendolo” e che parla di uno stabilizzarsi restando sempre in movimento. Nel continuo oscillare di questo “pendolo” alla ricerca di un equilibrio il più vicino possibile al “rischio zero”, se ci si sofferma sul pendolo si rischia di perdere l’orientamento e di farsi venire un gran mal di testa. Ma se, invece, del pendolo, ci si concentra sullo spazio che il pendolo delinea sul foglio bianco che rappresenta questo nuovo anno scolastico, allora si può fare davvero molto.

E c’è chi, a Bolzano, ha già incominciato a farlo. All’Istituto tecnico “Galileo Galilei” sono gli studenti stessi a produrre, nel laboratorio di microbiologia, i gel igienizzanti distribuiti dai dispenser all’ingresso della scuola. Non solo. Realizzano anche dei tamponi per misurare, attraverso una particolare tecnica, la carica batterica presente sulle superfici. Un modo, questo, per declinare la teoria nel quotidiano e per mettere in pratica quello che si studia sulla carta. E a proposito di carta, c’è chi ha pensato come ovviare al problema di una possibile trasmissione del virus attraverso l’antico supporto usato da secoli per le prove scritte nelle diverse materie. Al Liceo classico “Carducci”, così come in altre scuole della provincia, i fogli dei compiti in classe saranno messi “in quarantena” in un cassetto; solo dopo 48 ore gli insegnanti li prenderanno per correggerli e poi, torneranno a “decantare” per altre 48 ore prima di essere riconsegnati ai ragazzi. Due semplici esempi, questi, che ci dimostrano come la scuola – ragazzi, insegnanti e genitori insieme – abbia tutte le carte in regola per scrivere, con creatività e con la dovuta attenzione, certo, questo nuovo anno scolastico. In presenza.

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