Codogno, la testimonianza di un operatore socio-sanitario in una struttura per disabili

“Ero in ferie quando si è scatenato tutto, sono rientrata di corsa per stare vicino ai miei ragazzi”. A dirlo al Sir è Gloria, operatore socio-sanitario che si occupa di persone con varie disabilità in una struttura residenziale di Codogno, tornata prontamente in servizio a seguito dell’emergenza sanitaria del Coronavirus Covid-19

“Ero in ferie quando si è scatenato tutto, sono rientrata di corsa per stare vicino ai miei ragazzi”. A dirlo al Sir è Gloria, operatore socio-sanitario che si occupa di persone con varie disabilità in una struttura residenziale di Codogno, tornata prontamente in servizio a seguito dell’emergenza sanitaria del Coronavirus Covid-19. Gloria preferisce omettere il suo cognome e il nome della struttura in cui lavora per tutelare “i suoi ragazzi”.
“Alla paura ha prevalso il senso di responsabilità verso una piccola comunità – spiega –. La tensione è tanta ma

ci sono persone nel bisogno che non possono essere abbandonate”.

Gloria poi racconta come si svolge la sua nuova routine quotidiana: “Vivo con mio marito, anche lui operatore socio-sanitario nella stessa struttura. Le nostre giornate essenzialmente sono tutte uguali, scandite dal tragitto casa-lavoro. Cerchiamo anche di fare la spesa il meno possibile e di limitare qualsiasi altro spostamento.

La nostra professione ci porta a entrare in contatto con molte persone, quindi la paura, nonostante vengano prese tutte le precauzioni del caso, di diventare ‘vettore’ del virus c’è.

Da giorni, infatti, non vedo la mia famiglia nonostante abiti vicino a me. Sono scelte dolorose e che pesano, ma non si può fare altrimenti al momento”.
Per quanto riguarda il lavoro nella struttura il clima è invece più disteso. “La tensione che arriva da fuori – confida – è stemperata dal comportamento gioioso dei ragazzi, anche loro costantemente monitorati. Non tutti riescono ad avere consapevolezza della situazione, ma allo stesso tempo tutti loro riescono a dare a noi addetti ai lavori momenti di gioia e serenità che è difficile avere oggi”.
“Come tutti – prosegue – anche gli ospiti della struttura non possono incontrare le proprie famiglie. Dopo un primo momento emergenziale ci siamo attrezzati per ovviare a questa mancanza. Ogni giorno i ragazzi videochiamano i loro cari e passano del ‘tempo virtuale’ con loro. E questo fa bene a tutti”.
Proprio da questa esperienza, conclude Gloria, è arrivata una delle più belle soddisfazioni della mia vita lavorativa: “Le famiglie che ogni giorno ci ripetono che i loro cari stanno bene e sono sereni perché siamo bravi noi. Anche se io penso che la nostra felicità e serenità sia molto più merito dei nostri ragazzi”.

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