Detenzione domiciliare tossicodipendenti: Palmieri (Cassano allo Ionio), “norma giusta ma senza risorse adeguate”

La legge 140 del 5 agosto 2026 sulla detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti parte da “un’idea giusta: chi sta scontando una pena legata alla propria dipendenza dovrebbe poter curarsi, non solo essere custodito”. Lo afferma Angelo Palmieri, sociologo della Caritas della diocesi di Cassano allo Ionio, impegnato nel mondo delle dipendenze. “Il ministero stesso – dice – ha ammesso che le risorse stanziate coprono circa 500 persone nel 2026, a fronte di una platea potenziale di quasi 20mila detenuti con problemi di tossicodipendenza o alcoldipendenza”. Le comunità terapeutiche disponibili sul territorio, aggiunge, hanno poco più di 13mila posti e sono spesso già sature. C’è poi “una questione che chi lavora ogni giorno con le dipendenze conosce bene: la legge chiede che il reato sia direttamente collegato alla dipendenza, ma ignora tutti quei casi, tutt’altro che rari, in cui la dipendenza nasce o peggiora proprio durante la detenzione”. Palmieri teme quindi che il provvedimento abbia “un impatto reale su poche centinaia di persone, senza incidere sul sovraffollamento carcerario e senza garantire percorsi di recupero strutturati e continuativi”. “Senza queste condizioni una buona intuizione legislativa rischia di restare, ancora una volta, un’occasione mancata”.

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