Diocesi: Fermo, ieri la messa di riparazione presieduta da mons. Pennacchio dopo la profanazione nella chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Il parere del Gris

(Foto Gris diocesi San benedetto del Tronto)

La comunità parrocchiale dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, in Contrada Ete a Fermo, è stata colpita da un grave atto sacrilego. Nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio ignoti si sono introdotti nella chiesa, trafugando oggetti sacri, profanando il tabernacolo e asportando le ostie consacrate custodite nella pisside.
“Per i cristiani cattolici l’Eucaristia rappresenta il cuore della fede. Essi credono nella presenza reale e sostanziale di Gesù Cristo nelle specie consacrate del pane e del vino. Il sacramento dell’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa: il dono più prezioso affidato da Cristo al suo popolo, da celebrare, custodire, preservare e adorare. Per questo motivo la profanazione delle specie eucaristiche costituisce una ferita profonda per l’intera comunità ecclesiale”, afferma Giancarla Perotti, socio fondatore del Gris nazionale e referente del Gris della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e della Regione Marche.
L’arcivescovo di Fermo, mons. Rocco Pennacchio, ha invitato tutti i fedeli della diocesi a vivere un gesto di riparazione attraverso la preghiera, opere di carità, visite agli ammalati, piccoli sacrifici, digiuni e gesti di penitenza, esortando al tempo stesso a rafforzare i legami di fraternità, frutto autentico del sacrificio eucaristico.
In occasione della memoria liturgica della Madonna delle Grazie, il presule ha presieduto il 2 luglio una messa di riparazione presso la chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, gremita di fedeli.
“L’Eucaristia è il grande dono lasciato da Gesù alla Chiesa – continua Perotti – e come ogni dono porta l’impronta del donatore: Dio si manifesta nell’umiltà. Per questo l’Eucaristia richiama il credente all’umiltà, alla fraternità, alla carità e alla pace”.
“L’Eucaristia è memoriale pasquale – aggiunge la referente del Gris – nella tradizione biblica il memoriale non è un semplice ricordo del passato. I termini ebraici zikkaron e azkarah, tradotti in greco con anàmnesis e mnemòsynon, indicano l’attualizzazione dell’evento salvifico: ciò che Dio ha compiuto nella storia continua a rendersi presente e operante nella celebrazione della Chiesa”.
“Dove c’è il pentimento c’è il perdono purché sia sincero e sia lucido”, ha affermato l’arcivescovo Pennacchio, “perché il sacrilegio è un peccato molto grande e richiede di prendere coscienza della gravità per essere confessato. La persona che l’ha fatto deve essere pentita, prendere coscienza del suo atto, deve avere il dolore dell’atto sacrilego nel suo cuore, perché comunque ci troviamo di fronte a una persona che è stata sanzionata con la scomunica, una scomunica Latae sententiae immediata, automatica. Quindi deve essere reintrodotta nella Chiesa e questo non è semplicemente un gesto che viene mediante la confessione, quindi con il sacramento della Riconciliazione, ma è necessario anche il coinvolgimento del vescovo e la Santa Sede. Nell’ostia, c’è il corpo e il sangue di Gesù Cristo la seconda persona della Santissima trinità, quindi bisogna prendere atto di aver commesso un gesto gravissimo nei confronti di Dio, nei confronti della Chiesa e nei confronti dei credenti. Questa è la condizione per essere assolta”.

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