“Lenire le ferite e riaccendere la speranza”. Sono i due imperativi adoperati dal Papa, nell’omelia della messa nella spianata di Kilamba, a Luanda. Come i discepoli di Emmaus, ha spiegato Leone XIV, “anche noi dobbiamo riconoscerlo non soltanto nell’Eucaristia, ma ovunque c’è una vita che diventa pane spezzato, ovunque qualcuno si fa dono di compassione come lui”. “La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”, ha affermato il Pontefice: “Una Chiesa che, con la luce della Parola e il nutrimento dell’Eucaristia, sa rianimare la speranza perduta. Una Chiesa fatta di persone come voi che si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus”. “L’Angola ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”, ha sintetizzato Leone: “Con la grazia di Cristo Risorto possiamo diventare questo pane spezzato che trasforma la realtà”.