Scuole cattoliche: Kaladich (Fidae), “stimolare le nuove generazioni a un cambiamento profondo”. Mons. Giuliodori, “un ambiente vivo”

“La scuola ha il compito di non rassegnarsi, ma di stimolare nelle nuove generazioni il desiderio di un cambiamento profondo”. Lo ha affermato Virginia Kaladich, presidente nazionale della Fidae, aprendo i lavori dell’81ª Assemblea nazionale della Federazione Istituti di attività educative, svoltasi oggi a Roma sul tema “Educare come atto di speranza”.
“È ormai evidente che ogni giorno le nostre scuole affrontano sfide che sembrano soffocare il loro respiro: la carenza di personale religioso, la lentezza con cui gli enti locali erogano i contributi, la difficoltà di reperire docenti qualificati e l’inverno demografico che sta riducendo progressivamente l’utenza del sistema scolastico”, ha sottolineato Kaladich. Nonostante le difficoltà, la Fidae ha rivendicato una missione chiara: “Crediamo fermamente che la nostra missione sia quella di supportare, orientare e formare, per garantire alle nuove generazioni scuole che continuano a ispirare con la dedizione e l’amore che mettono nel loro lavoro”. Un impegno che si traduce in una visione educativa centrata sulla persona: “La progettualità pedagogica deve essere sempre più all’avanguardia, accompagnando ogni alunno in un percorso che sviluppi non solo competenze, ma anche valori umani”.
Nel suo intervento, mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Cei, che ha richiamato il valore profondo dell’esperienza educativa: “La scuola cattolica è un ambiente in cui fede, cultura e vita si intrecciano. Non è semplicemente un’istituzione, ma un ambiente vivo”. Un ruolo che chiama in causa direttamente gli educatori: “Gli insegnanti sono chiamati a una responsabilità che va oltre il contratto di lavoro: la loro testimonianza vale quanto la loro lezione” Da qui la necessità di una formazione integrale: “Non bastano aggiornamenti tecnici: occorre custodire un cuore che ascolta, uno sguardo che incoraggia, un’intelligenza che discerne”. Il vescovo ha anche indicato la direzione “L’educazione cattolica può essere faro: non rifugio nostalgico, ma laboratorio di discernimento, innovazione pedagogica e testimonianza profetica”. E ha lanciato un appello forte a tutto il mondo educativo: “Siate servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza”.
Tra le novità principali dell’assemblea, il lancio del codice Fidae per le chat di classe, che riconosce questi strumenti come spazi educativi a tutti gli effetti. Tra i principi chiave: la chat come spazio per comunicazioni pratiche e utili, evitando polemiche e questioni delicate; il rispetto della dignità delle persone e dei ruoli educativi; la tutela della privacy e dei minori, evitando la diffusione di contenuti sensibili; l’uso di un linguaggio sobrio, rispettoso e costruttivo. Il codice introduce anche un vero e proprio “filtro” etico per i messaggi: chiedersi se ciò che si scrive è utile, rispettoso e vero. L’obiettivo è chiaro: fare della chat non un luogo di conflitto, ma un’estensione del patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglie.
“Dall’assemblea – si legge in un comunicato della Federazione – emerge con forza un messaggio: la scuola cattolica non si percepisce come un sistema in difesa, ma come una realtà in movimento, chiamata a innovare restando fedele alla propria identità. In un contesto segnato da frammentazione sociale e crisi educativa, la Fidae rilancia così il proprio compito: costruire comunità educanti capaci di tenere insieme competenze, valori e visione. Perché – come è risuonato più volte durante i lavori – educare oggi non è solo un compito, ma un atto di speranza”.

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