Iraq: il card. Sako (patriarca caldeo) lascia Baghdad e si trasferisce ad Ankawa. “La rinuncia non è la fine, ma un nuovo inizio”

(Foto Patriarcato caldeo)

“La rinuncia non è la fine del mondo, è un nuovo inizio per vivere la mia consacrazione in modo più profondo e silenzioso, e per servire con umiltà e discrezione”. Lo afferma il cardinale Louis Raphael Sako in un messaggio di commiato diffuso mentre a Roma da ieri (fino al 15 aprile) si celebra il sinodo dei vescovi che dovrà eleggere il suo successore. Nel suo messaggio, il patriarca emerito, comunicando il suo trasferimento al seminario di Ankawa, a Erbil, esprime anzitutto gratitudine: “Rendo grazie a Dio per tutte le grazie che mi ha donato e a quanti mi sono stati sinceramente vicini durante il mio servizio” (patriarca dal 2013 al 2026, ndr.), ringraziando anche quanti hanno manifestato preoccupazione per la sua rinuncia, “patriarchi, cardinali, vescovi, sacerdoti e persone di ogni fede”, assicurando loro la preghiera. Mar Sako si unisce quindi alla preghiera della Chiesa caldea per il Sinodo elettivo dei vescovi, auspicando che venga scelto “il padre più adatto, segno di unità e garanzia di vitalità”. Allo stesso tempo precisa: “Non ho contattato alcun vescovo in merito al voto. La mia assenza dall’assemblea è un segno di rispetto per la libertà di coscienza dei vescovi”. Ripercorrendo i tredici anni di patriarcato, il cardinale afferma di aver cercato di restare fedele “a una fede illuminata, senza arroccarsi in un’eredità chiusa”, sottolineando che “la tradizione non è mummificazione, ma uno spirito vivo che continua nel tempo assumendo forme nuove”. Rivendica, inoltre, l’impegno per il dialogo ecumenico e interreligioso, grazie al quale “si è riusciti a smantellare il linguaggio dell’odio”, rendendo il Patriarcato “un punto di riferimento religioso, nazionale e sociale”. Nel messaggio non manca un forte richiamo civile: “Ho sempre sostenuto uno Stato civile fondato su una cittadinanza inclusiva e sull’uguaglianza”, ricordando che “la patria non è un pezzo di terra, ma l’ambiente in cui la dignità umana è preservata”. Mar Sako afferma di aver sempre rifiutato “ricatti, corruzione e compromessi”, ribadendo: “Non ho mai chinato il capo se non davanti a Dio”. Guardando al futuro, conclude: “Ripongo una fiducia totale nella Provvidenza divina: ‘Chi crede in Lui non sarà deluso’”. Nel messaggio è inclusa anche una dettagliata nota sulla consegna al nuovo patriarca, nella quale il cardinale chiarisce di non possedere beni personali se non il proprio stipendio, “uguale a quello di qualunque vescovo caldeo, circa 1,100 dollari”, gli oggetti liturgici e una biblioteca che sarà donata al seminario, precisando che “tutti i beni e i fondi del Patriarcato sono inventariati e tracciati”.

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