“Come sei bella, sposa mia! Oso dirlo anch’io, a nome di Gesù, che venticinque anni fa, attraverso San Giovanni Paolo II, mi metteva al dito l’anello nuziale, che mi lega per sempre alle Chiese che ho avuto il privilegio di servire, prima a Pompei, e poi ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e infine a Foligno”. Ha esordito così mons. Domenico Sorrentino, amministratore apostolico delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, nell’omelia della messa di ringraziamento, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, prima di lasciare la guida delle due Chiese a mons. Felice Accrocca. Proprio 25 anni fa il presule veniva ordinato vescovo nella basilica di San Pietro da San Giovanni Paolo II.
Ripercorrendo questo quarto di secolo da vescovo, ha ricordato: “A Pompei ebbi due anni intensissimi. Cadde in quel periodo l’Anno del Rosario. Il trasferimento a Roma come segretario del Dicastero del Culto divino mi mise a servizio della preghiera universale del popolo di Dio. Cadde in quel periodo l’Anno dell’Eucaristia. Con l’elezione di Benedetto XVI si aprirono per me le porte di questa Città benedetta. È stato un ventennio perfettamente coincidente con l’arco di anni in cui Francesco si santificò. Iniziò con l’VIII centenario della sua spogliazione, finisce oggi con l’VIII centenario della sua morte, sottolineato dall’ostensione dei suoi resti mortali. Un crescendo di bellezze spirituali a cui vanno uniti i tesori spirituali di Nocera e Gualdo: come dimenticare, in compagnia col patrono san Rufino, i compatroni San Rinaldo e beato Angelo? E infine quelli della Chiesa di Foligno, quanta ricchezza di storia, di spiritualità e di teologia in San Feliciano e Sant’Angela, per non dire che i maggiori”.
Per il presule è l’ora del “magnificat”: “Mi congedo da voi, per servirvi ancora. Non sarà più il servizio della guida, che tra qualche giorno trasmetterò al caro fratello Felice, ma il servizio della preghiera, della predicazione, della testimonianza, servizio forse non meno prezioso ed efficace, proprio perché più silenzioso, come quello di Giuseppe”.
Un riferimento poi al santuario della Spogliazione, “opera” di San Francesco: “Lì, nuova grazia, precipitata a scrosci come un sigillo celeste, l’approdo di San Carlo, venuto ad Assisi in vita per affinare sulle orme di Francesco e Chiara il suo cammino di santità, e che ora, con la sua santità riconosciuta, sta incantando il mondo, nuova luce che si è accesa nel paesaggio assisano, senza oscurarne o spegnerne nessun’altra”.
Mons. Sorrentino ha fatto una confidenza: “Alla Porziuncola, prima di fare il mio ingresso pastorale ad Assisi, dissi scherzando a Maria che sarei venuto solo se fosse stata lei a far da vescovo e io a farle da segretario. Lei ha fatto davvero bene, io certo non altrettanto. Rimetto tutto nelle sue mani. La prego di rendere felice il vescovo Felice e, con lui, tutti voi. A tutti voi un immenso grazie, per ciò che siete stati e resterete per me”.
Il presule ha concluso con le parole pronunciate proprio in questo luogo da Francesco, mentre si congedava dai suoi frati al tramonto della vita: “Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni”.