“La crisi globale si riflette sulle storie locali e sulle comunità più piccole che vedono amplificarsi i disagi esistenziali. Il mondo si avvicina ma noi a volte sembriamo allontanarci. Anche le sfide più grandi entrano nelle nostre case ponendo questioni decisive per il futuro dell’umanità, ma spesso le trattiamo, da cittadini o amministratori, come se non ci appartenessero. La politica continua a distribuire senza progettare seriamente, la logica dei finanziamenti a pioggia silenzia le vere pulsioni di una comunità che si affida alle mance e non persegue percorsi programmatici per un futuro diverso e inclusivo”. Lo ha detto l’arcivescovo Felice Accrocca, vescovo eletto di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, intervenendo, nei giorni scorsi, alla presentazione del libro “La città del pensaci tu” di Nico De Vincentiis, nell’auditorium del Museo del Sannio, come riferisce oggi una nota della diocesi di Benevento, di cui Accrocca è stato pastore per dieci anni.
“L’arcidiocesi beneventana porta il suo contributo per ricentrare l’annoso problema delle aree interne proponendosi come apripista – ha ricordato mons. Accrocca – con la creazione del Forum e divenendo laboratorio pastorale nazionale sui temi specifici. L’immagine, evocata da Papa Francesco, del pastore che avverte l’odore delle sue pecore è calzante: la pastorale non è se non contaminata dal suo stesso campo di missione. Il nostro impegno di quasi otto anni ha favorito una migliore interpretazione della Strategia nazionale delle aree interne e una riduzione di distanze tra Governo nazionale, territori e politiche locali. Sono state coinvolte le popolazioni interessate, gli amministratori, gli studiosi, gli scienziati, gli analisti, i giovani e il mondo scolastico”.
Ma, ha sottolineato il presule, “in generale il dialogo resta difficile, la società è troppo frammentata e servirebbero un dibattito più vivace e una partecipazione reale sulle grandi idee per la città a partire dal considerare l’identità come accoglienza delle diversità di ogni tipo. Lo sforzo di chi governa, amministra o semplicemente sente il peso di una crescente responsabilità civile, è fare crescere il desiderio di partecipazione e di coinvolgimento in programmi di promozione umana. Abbiamo il dovere di ricominciare a parlare alla testa delle persone e non più alla pancia, incoraggiare l’impegno dei credenti a formare idee e sviluppare cammini”.
Per mons. Accrocca, “un impegno urgente dei cristiani è contribuire ad abbattere le strutture di peccato e contrastare le ingiustizie ovunque esse si annidino. È necessario riflettere sulla dimensione sociale del peccato, spesso frutto di una scorretta declinazione del senso di comunità”. L’arcivescovo ha esortato i credenti a “non disdegnare l’impegno civile per il bene comune” Inoltre, “c’è bisogno di formazione alla partecipazione e al dialogo, chi governa dovrebbe formare i cittadini a contestarlo, invece si rifiuta il confronto, o lo si rende solo di facciata”.
L’appello di mons. Accrocca “si rivolge alle persone di buona volontà e con spirito di servizio, possano diventare nuova classe dirigente puntando e valorizzando il bene comune che non sembra purtroppo più materia intercettata dalle nostre antenne. Ai cattolici di questa città, meravigliosa e incompiuta, dico di non fare mancare il loro contributo per rinnovare la politica”.