È stata una riflessione sul significato cristiano del “riposare in pace” l’omelia tenuta dal card. Dominique Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini (Iran), questa mattina ad Assisi in occasione della venerazione delle spoglie di san Francesco. “Riposa in pace”, ha detto, “non è un augurio banale, ma un grido del cuore cristiano, una preghiera affinché l’anima del defunto trovi, al di là dei tumulti della terra, il riposo divino, quella pace profonda che solo Dio può dare”. Da qui l’invito a guardare al Poverello di Assisi: “Volgiamo lo sguardo a san Francesco d’Assisi, l’uomo di pace per eccellenza, la cui vita ci insegna che questa pace non è solo una promessa dell’aldilà, ma è una realtà da vivere, da donare e da ritrovare quaggiù”. Una pace, ha aggiunto, “viva, non un sonno vuoto”, radicata nella tradizione cristiana fin dalle catacombe e nella speranza della risurrezione. Il porporato ha ripercorso la vicenda del santo, ricordando come Francesco “visse in un mondo in fiamme: guerre tra città, crociate sanguinose, divisioni familiari e sociali”, ma seppe trasformare quella violenza in un cammino evangelico. “Dio – ha spiegato – lo affinò nel crogiolo della sofferenza e nell’ombra lo toccò”, portandolo ad abbandonare le armi per “abbracciare il Vangelo: obbedienza alla Chiesa, povertà radicale, castità gioiosa”. Dalla conversione alla missione: “Francesco predicò la riconciliazione, ristabilendo la pace”, ha detto il cardinale, ricordando episodi come l’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil, avvenuto “non con la spada in pugno, ma con rispetto e pace”, in un gesto “profetico che disarmò i cuori”. E ancora: “A Gubbio placò il lupo, simbolo delle divisioni”, mostrando una pace “sociale ed ecologica”. Per l’arcivescovo di Teheran, Francesco “incarna tutte le paci: quella interiore, comunitaria, sociale, umanitaria, ecologica e non violenta”, sintetizzate nel suo saluto, “Il Signore ti dia la pace”. Una prospettiva che interpella anche il presente: “Nel nostro mondo di oggi, tra guerre lontane, divisioni familiari, ansie personali, crisi ecologiche, la pace non è un orizzonte lontano”, perché “il Regno di Dio è in mezzo a voi”. “Come Francesco – ha esortato il porporato – costruiamo la pace nei nostri cuori con la preghiera, nelle relazioni con il perdono, nella società con la giustizia”. E con immagini quotidiane: “Quanti lupi di Gubbio nelle dispute familiari, quanti Arezzo nei nostri quartieri divisi”. La pace, ha insistito, “si semina con una presenza, un sorriso, un gesto di riconciliazione, anche rifiutando la violenza verbale sui social”. Infine, lo sguardo alla morte, riletta alla luce del Cantico: “Francesco ci mostra che la pace interiore trasforma la morte in sorella, un passaggio verso la pace eterna”. Le sue reliquie, venerate ad Assisi, “non sono una fine, ma un testimone di risurrezione”. “Impegniamoci da oggi in un cammino di pace”, ha concluso il cardinale, invitando a gesti semplici e concreti: “Riconciliatevi, perdonate, sostenete un emarginato”. Perché, ha ricordato citando il Concilio, “la pace non è solo assenza di guerra, ma è soprattutto un’opera di giustizia”. E l’invio finale: “Andiamo dunque, portatori di pace, ad annunciare: Pace a questa casa”.