Diocesi: mons. Marino (Savona-Noli), “ciascuno di noi impari una postura di pace”

“In questo tempo, quando il demone della guerra sembra ovunque vincente e il diritto internazionale viene impunemente violato, mi piace allora fermarmi per un attimo a contemplare il mistero della pace, che siamo chiamati ad accogliere innanzitutto in noi stessi”. Lo ha detto, stamattina, il vescovo di Savona-Noli, mons. Calogero Marino, nella messa solenne al santuario Nostra Signora di Misericordia a Savona per la festa patronale cittadina e diocesana.
Ricordando che “Dio non è mai nella guerra e non esistono guerre santa condotte in suo nome”, il presule ha invitato a chiedere “a Maria che apra il nostro cuore ad invocare, accogliere e riconoscere la presenza di Dio. Perché la Chiesa non è un’azienda che offre servizi religiosi, o un gruppo solidale, ma realtà imbevuta di divina presenza, come un giorno, magistralmente, disse San Paolo VI”.
Non solo: “Ho proprio l’impressione che questa pace artigianale sia un tratto irrinunciabile della differenza cristiana: è un modo differente di abitare il mondo, a tutti possibile, a condizione di farci piccoli come bambini, e di imparare l’umiltà e la mitezza (di imparare la non violenza!), dal Principe della Pace, ‘mite e umile di cuore’. Se ciascuno di noi imparerà una postura di pace – senza aspettare che cominci l’altro, senza pretendere che anche l’altro impari questa postura –, allora i luoghi della nostra vita conosceranno una pace disarmata e disarmante”. Mons. Marino ha fatto riferimento a “parrocchie e comunità, troppo spesso abitate da logiche mondane, dove ciascuno difende un proprio piccolo spazio di potere; e allora non ci possiamo lamentare se i più giovani si tengono ben lontani dalle nostre realtà… Chiediamo al Signore, per l’intercessione di Maria, che ci convertiamo tutti e che le nostre parrocchie diventino davvero Case della pace”.
La messa è stata concelebrata da mons. Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, e mons. Davide Carraro, vescovo di Orano, in Algeria. E mons. Marino, concludendo l’omelia ha voluto esprimere vicinanza al santuario di Orano e alla Chiesa di Algeria, leggendo “qualche tratto della straordinaria omelia pronunciata la notte di Natale del 1995 dal priore del monastero di Tibhirine, fr. Christian de Chergé; pronunciata dunque qualche mese prima del rapimento e della uccisione dei sette monaci”: “Piccolo principe della pace: Dio gli dona uno dei suoi nomi più belli! Dio disarmato davanti a noi. Un segno disarmante: davanti a un bambino, si depongono le armi e persino le minacce (se no piange), e non lo si fa volentieri. Ci vuole un cuore di preghiera per lasciarci intenerire. Dio è disarmante. Nessuno in suo nome può prendere delle armi che uccidono l’uomo. Lo vogliamo dire in questa notte, nella quale Dio e l’uomo si rivelano nello stesso volto”. E, ha concluso il vescovo, “noi lo vogliamo dire in questa notte di guerra, che toglie luce al mondo e che sembra non finire mai, chiedendo a Maria che interceda, per tutti, il dono della pace”.

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