“La morte violenta di un giovane di 21 anni, originario del Gambia, avvenuta venerdì scorso nel cosiddetto ‘ghetto Arena’ di San Severo, ci lascia profondamente scossi. Una lite tra due connazionali è degenerata fino a trasformarsi in tragedia: un colpo di martello e una vita spezzata. Una morte che non può essere liquidata come un fatto di cronaca tra migranti. Dietro questa tragedia c’è una realtà che da troppo tempo conosciamo e denunciamo: il ghetto”. Lo affermano la Caritas diocesana e l’Ufficio Migrantes di San Severo in un comunicato congiunto. “Il luogo in cui questo giovane viveva – viene sottolineato – non è semplicemente un insediamento informale. È uno spazio di marginalità estrema, fatto di baracche, sporcizia, isolamento, precarietà e invisibilità. Un luogo lontano dagli occhi della città e spesso anche dal cuore della società. Lì vivono centinaia di giovani africani, arrivati in Italia con speranze e sogni, e finiti invece in un limbo di fragilità sociale, giuridica e umana”. “Come Migrantes e Caritas, quel luogo lo conosciamo bene”, prosegue il testo: “Da tempo lo frequentiamo per offrire ascolto, orientamento per i permessi di soggiorno, aiuti materiali e soprattutto prossimità umana e spirituale. Non raramente incontriamo storie di grande sofferenza, ma anche di dignità e desiderio di futuro”. “Per questo – evidenziano Caritas e Migrantes – la morte di questo ragazzo non è solo una tragedia individuale. È anche il segno di un sistema che produce invisibilità”. “Come Chiesa sentiamo il dovere di dire che i ghetti non possono essere una risposta”, affermano i due organismi pastorali: “Non possiamo accettare che esistano luoghi dove uomini e donne restano invisibili, tollerati finché lavorano nei campi e dimenticati nel resto del tempo. Le risorse – ormai perse – del Pnrr destinate al superamento dei ghetti nella nostra provincia rappresentano, purtroppo, un’occasione mancata non solo per cancellare questa vergogna e ridare dignità a quanti vi abitano ma anche per garantire sviluppo al nostro territorio, sostenendone un pezzo importante della nostra economia”. “Chiediamo alle istituzioni, alla società civile e a tutto il territorio di non voltarsi dall’altra parte”, l’esortazione di Caritas e Migrantes, convinti che “questa morte ci interpella tutti. Il modo più vero per onorare la vita di questo giovane è non lasciarlo cadere nel silenzio, ma trasformare questa tragedia in una nuova responsabilità verso tutti coloro che continuano a vivere nei ghetti”.