“Il carcere oggi spesso funziona come una discarica sociale dove accresce la marginalità sociale, la fragilità psichiche e la povertà educativa”. Lo dice Franco Prina, professore ordinario di Sociologia giuridica, della devianza e del mutamento presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università degli studi di Torino e membro da anni della giuria del concorso letterario Carlo Castelli, promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli.
Sovraffollamento, suicidi e disagio sono una costante nelle carceri. Anche i numeri dei detenuti negli istituti penali minorili sono oggi quasi raddoppiati, con 700-800 giovani detenuti. “Questo segna una rottura con la tradizione italiana, che aveva reso il carcere minorile una misura residuale e un modello internazionale di reinserimento – sottolinea Prina –. Il sistema funzionava grazie a una alleanza educativa e istituzionale: magistratura minorile, operatori degli istituti, servizi della giustizia minorile (Ussm), servizi sociali territoriali, Terzo settore e volontariato collaboravano per accompagnare i ragazzi in percorsi di responsabilizzazione e reinserimento. In moltissimi casi, grazie alla messa alla prova e ai progetti sul territorio, la detenzione diventava solo una parentesi e non un destino”.
In un contesto così complesso, il ruolo del volontariato è fondamentale: “Gli assistenti volontari collaborano al trattamento e facilitano il contatto con l’esterno. Le associazioni portano attività culturali, formative, sportive e sociali, contribuendo a ridurre la separazione tra carcere e comunità – spiega Prina –. Il volontariato può operare come partner della Pubblica Amministrazione, attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione, andando oltre il semplice sostegno ai detenuti e contribuendo a un carcere costituzionalmente orientato, aperto e rispettoso dei diritti”.
Ma il professore avverte: “In molti istituti le attività sono limitate, gli spazi ridotti, la presenza dei volontari viene ostacolata o scoraggiata, soprattutto quando testimoniano le condizioni reali delle carceri”. Prina aggiunge: “È necessario che l’opinione pubblica e le scelte politiche riconoscano che esistono forme diverse di risposta al reato, che il carcere non deve essere vendetta ma opportunità di reinserimento e che investire nella prevenzione e nel sostegno alle nuove generazioni conviene a tutti”.
Per il docente, infatti, “è fondamentale coltivare una attenzione precoce alle fragilità dei ragazzi, alla marginalità, alla povertà educativa, al senso di identità, e offrire strumenti per affrontare le difficoltà senza ricorrere immediatamente alla sanzione penale”.
Tra le esperienze c’è il progetto “ScegliAmo bene” del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli, che opera nelle scuole con percorsi di prevenzione e consapevolezza sui temi della legalità, delle scelte personali e delle conseguenze dei comportamenti. “Questo lavoro con i giovani è un esempio di come si possa agire in prevenzione, offrendo strumenti concreti ai ragazzi e alle comunità per orientare le proprie scelte e ridurre il rischio di marginalità e devianza”, osserva Prina.
Per valorizzare il ruolo del volontariato e ascoltare anche la voce dei detenuti attraverso i loro scritti, annuncia il professore, “quest’anno il Premio letterario Carlo Castelli ha scelto di orientare il concorso sul tema del volontariato. Abbiamo chiesto ai partecipanti di riflettere sul senso della presenza dei volontari negli istituti, su ciò che funziona, su ciò che potrebbe essere migliorato, e su come il volontariato possa contribuire a diffondere nella società una diversa cultura della pena”.