“Il Nunzio non è solo un diplomatico; è colui che, in terra straniera, deve tenere viva la voce del Santo Padre, della Chiesa, anche quando questa voce è scomoda, anche quando – come Geremia – si ha l’impressione che ‘non ascolteranno’”. Lo ha ricordato il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, celebrando oggi nella città santa, una messa per salutare mons. Adolfo Tito Yllana che lascia, per raggiunti limiti di età, l’incarico di Nunzio Apostolico in Israele e Delegato Apostolico a Gerusalemme e Palestina, tappa finale di 42 anni al servizio diplomatico della Santa Sede. In questi anni in Terra Santa, ha detto il patriarca rivolgendosi a mons. Yllana, “ha sperimentato quanto sia difficile la profezia dell’ascolto. In una terra lacerata da conflitti, ferite e incomprensioni, dove spesso le parti ‘induriscono la cervice’ e la ‘verità sembra scomparsa’, il suo compito è stato quello di tessere pazientemente relazioni, di tenere aperto un dialogo, di far sì che la voce del Vangelo e della ragione non fosse soffocata dal rumore delle armi o dalla testardaggine dei pregiudizi”. Riferendosi al passo del Vangelo di Luca proclamato, dove Gesù scaccia un demonio che rende muto un uomo, Pizzaballa ha aggiunto: “questa è una terra che appare tragicamente ‘divisa in se stessa’. Il conflitto israelo-palestinese è la ferita più evidente. Ma ci sono divisioni interne, sospetti, muri fisici e spirituali. Eppure, in questo Vangelo, Gesù rivendica le sue azioni non come opera di divisione, ma come segno del ‘dito di Dio’. ‘Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio’. In questi anni, Eccellenza, lei è stato testimone e promotore di tanti segni del ‘dito di Dio’. Nonostante le tensioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele, nonostante le difficili congiunture politiche, la Chiesa in Terra Santa continua a vivere. Le scuole cattoliche, gli ospedali, le parrocchie, i dialoghi interreligiosi sono la prova che il Regno di Dio è all’opera. Sono la prova che esiste un ‘più forte’ che già ha vinto il mondo e che continua a ‘dividere il bottino’, cioè a spargere i doni della salvezza”. “In questa terra non esistono neutralità” ha poi rimarcato il patriarca: “Essere Chiesa in Terra Santa significa ‘raccogliere’, non disperdere. Significa essere strumenti di unità dove il mondo semina divisione”. Salutando il nunzio, Pizzaballa ha ribadito: “noi restiamo e a nome di questa comunità, di questa Chiesa che vive in Israele e Palestina, vogliamo dirle grazie. Grazie per aver ascoltato, per aver parlato, per aver taciuto quando era necessario. Grazie per aver rappresentato quel ‘più forte’ che è Cristo, difendendo i deboli, incoraggiando i piccoli, stando vicino ai pastori e al gregge. Grazie per non essersi mai stancato di “radunare”, anche quando era più facile lasciar disperdere”. “E per noi, che restiamo in questo ‘crocevia della pace’ – ha concluso – chiediamo la forza di non guardare indietro con paura, ma di continuare a camminare, con speranza, verso la pienezza del Regno, certi che il ‘dito di Dio’ non ha abbandonato questa terra”.