“La giusta competizione e la cultura dell’incontro non riguardano solo i giocatori, ma anche gli spettatori e i tifosi”. Lo scrive il Papa, nella lettera “La vita in abbondanza”, in cui mette in guardia dalla tentazione di trasformare il tifo in fanatismo, trasformando gli stadi in luogo di scontro invece che di incontro. “Il senso di appartenenza alla propria squadra può essere un elemento molto significativo dell’identità di molti tifosi: essi condividono le gioie e le delusioni dei loro eroi e trovano un senso di comunità con gli altri sostenitori”, spiega Leone XIV: “Questo è generalmente un fattore positivo nella società, fonte di rivalità amichevole e di battute scherzose, ma può diventare problematico quando si trasforma in una forma di polarizzazione che porta alla violenza verbale e fisica. Allora, da espressione di sostegno e partecipazione, il tifo si trasforma in fanatismo; lo stadio diventa luogo di scontro anziché di incontro”. “Qui lo sport non unisce ma estremizza, non educa ma diseduca, perché riduce l’identità personale a un’appartenenza cieca e oppositiva”, commenta il Papa: “Ciò è particolarmente preoccupante quando il tifo è legato ad altre forme di discriminazione politica, sociale e religiosa e viene utilizzato indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio”. Le competizioni internazionali, in particolare, “offrono un’occasione privilegiata per sperimentare la nostra comune umanità nella ricchezza delle sue diversità”: “Vi è qualcosa di profondamente toccante nelle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi Olimpici, quando vediamo gli atleti sfilare con le bandiere nazionali e gli abiti caratteristici dei loro Paesi”, il riferimento all’oggi. “Esperienze come queste possono ispirarci e ricordarci che siamo chiamati a formare un’unica famiglia umana”, sostiene il Pontefice: “I valori promossi dallo sport – quali la lealtà, la condivisione, l’accoglienza, il dialogo e la fiducia negli altri – sono comuni ad ogni persona, indipendentemente dalla provenienza etnica, dalla cultura e dal credo religioso”.