Leone XIV: lettera sullo sport, no alla “strumentalizzazione politica delle competizioni internazionali” e alla “logica dei videogame”

“Quando lo sport viene piegato a logiche di potere, di propaganda o di supremazia nazionale, è tradita la sua vocazione universale”. Lo scrive il Papa, che nella lettera “La vita in abbondanza” definisce una “distorsione” la “strumentalizzazione politica delle competizioni sportive internazionali”. “Le grandi manifestazioni sportive dovrebbero essere luoghi di incontro e di ammirazione reciproca, non palcoscenici per l’affermazione di interessi politici o ideologici”, il monito: “Le sfide contemporanee si intensificano ulteriormente con l’impatto del transumanesimo e dell’intelligenza artificiale sul mondo dello sport”. “Le tecnologie applicate alla prestazione rischiano di introdurre una separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l’atleta in un prodotto ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali”, il grido d’allarme di Leone XIV: “Quando la tecnica non è più al servizio della persona ma pretende di ridefinirla, lo sport smarrisce la sua dimensione umana e simbolica, diventando un laboratorio di sperimentazione disincarnata”. “In contrasto con queste derive, lo sport conserva una straordinaria capacità inclusiva”, sostiene il Papa: “Praticato in modo giusto, esso apre spazi di partecipazione per persone di ogni età, condizione sociale e abilità, diventando strumento di integrazione e di dignità”, come dimostra l’esperienza di Athletica Vaticana, creata nel 2018 come squadra ufficiale della Santa Sede e sotto la guida del Dicastero per la cultura e l’educazione. “Qui lo sport non è spettacolo, ma prossimità; non è selezione, ma accompagnamento; non è competizione esasperata, ma cammino condiviso”, l’omaggio del Pontefice, che esorta anche a interrogarsi “sulla crescente assimilazione dello sport alla logica dei videogiochi”: “La gamification estrema della pratica sportiva, la riduzione dell’esperienza a punteggi, livelli e performance replicabili, rischia di disancorare lo sport dal corpo reale e dalla relazione concreta. Il gioco, che è sempre rischio, imprevisto e presenza, viene sostituito da una simulazione che promette controllo totale e gratificazione immediata. Recuperare il valore autentico dello sport significa allora restituirgli la sua dimensione incarnata, educativa e relazionale, affinché rimanga una scuola di umanità e non un semplice dispositivo di consumo”.

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