“Oggi ricordiamo l’inizio della guerra in Ucraina, il giorno in cui l’esercito della Federazione Russa ha invaso il territorio. Quattro anni, una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità, disse un anno fa papa Francesco. E la vergogna è aumentata. Una lunghissima notte di disperazione, che attende il sole della pace. Una Quaresima che attende la Pasqua, l’unica vittoria che tutti dobbiamo cercare, la Pasqua della pace”. Lo ha detto, ieri sera, il card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, presiedendo a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, una preghiera per la pace, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in occasione del quarto anniversario della guerra in Ucraina. “Come pregare sempre, senza stancarsi mai? Tanto più che la nostra generazione si stanca subito”, ha detto il porporato: “così poco abituata all’attesa, confonde la rapidità con l’efficienza, si misura poco con il suo limite. Invece c’è necessità di non stancarsi, cioè di non arrendersi, ingannati dal male che vuole sempre dimostrare l’inutilità della preghiera, e quella lotta che sempre la preghiera esprime, quella ribellione al potere del male che è la preghiera. C’è un rapporto diretto tra la mancanza del timore di Dio e non avere riguardo per nessuno”. Per il card. Zuppi “l’idolatria di sé cancella la realtà stessa e la relazione verso il prossimo. Dio, invece, ricorderà sempre a tutti di essere custodi del proprio fratello e ci ammonirà a dominare l’istinto, che altrimenti ci domina, ricordando che nella fraternità tutto è nostro. Il giudice terribile della parabola è la guerra – che qualcuno pensa giusta – con tutto quello che essa genera”. “La guerra – ha quindi aggiunto – è fame, è sete, è trovarsi nudi, spogliati della dignità e anche esposti al freddo terribile delle case senza riscaldamento. È essere stranieri nella propria terra e nel mondo, perché privati della propria casa. È essere prigionieri, malati, perché mancano le medicine e le cure. Quello che era normale non lo è più, come ricordano le tante e terribili immagini di morte, che dobbiamo conservare nel nostro cuore, con tanta sofferenza”. Come quelle, fin dall’inizio, dei primi bombardamenti sugli ospedali. Come quell’immagine – ha ricordato – che ritraeva Irina Kalinina, di 32 anni, che il 9 marzo del 2022, quattro anni fa, stava per partorire una bambina. Ferita, venne portata all’aperto e morì insieme alla figlia. I piccoli – ha detto il presidente della Cei – “gridano giorno e notte. Il grido è ascoltato da Dio, che vuole sia fatta loro giustizia prontamente. E ogni volta che quel grido viene accolto, è un po’ di giustizia che ripara l’ingiustizia e la violenza della guerra”. La preghiera “ci fa ascoltare questo grido e non si stanca, libera dalla stanchezza”.