Giornalisti: Onu-Unesco, oltre 1.700 uccisi dal 1993. Nel 90% dei casi i responsabili restano impuniti. Nel 2024-2025 uccisi 189 operatori dei media

Foto Calvarese/SIR

Centottantanove giornalisti e operatori dei media uccisi nel mondo nel biennio 2024-2025, il 20% in più rispetto ai 2 anni precedenti. Nell’86% dei casi i responsabili sono rimasti impuniti, una percentuale in aumento per la prima volta in oltre 10 anni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del direttore generale dell’Unesco sulla sicurezza dei giornalisti, diffuso oggi in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. Dei 189 operatori uccisi, 127 hanno perso la vita in zone di conflitto. In questi contesti l’impunità sfiora il 100%. Tra le nuove minacce, l’Unesco segnala l’impiego dei droni: 50 giornalisti sono stati uccisi da attacchi con questi dispositivi, pari al 40% delle vittime nelle aree di guerra. “I giornalisti pagano sempre più spesso con la vita il fatto di raccontare quanto accade in prima linea nei conflitti”, denuncia il direttore generale dell’Unesco, Khaled El-Enany. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ricorda che “6 omicidi su 7 restano impuniti” e che questo rappresenta “un affronto gravissimo alle vittime e ai loro familiari”. La violenza colpisce in modo particolare anche le donne: secondo uno studio del 2025 di Onu Donne e International Center for Journalists, il 75% delle giornaliste ha subito molestie o abusi online o offline. Dal 1993, secondo l’Osservatorio Unesco, oltre 1.700 giornalisti sono stati uccisi per aver informato l’opinione pubblica. L’impunità, avverte l’Onu, minaccia non soltanto la libertà di stampa, ma il diritto di tutti a essere informati.

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