Medio Oriente: Consiglio delle Chiese, dal Cairo appello contro il discorso dell’odio. “La convivenza è condivisione di dignità, diritti e futuro”

(Foto abouna.org)

“Contrastare il discorso d’odio non significa eliminare le differenze, ma impedire che si trasformino in paura, discriminazione o violenza. La convivenza non consiste semplicemente nell’accettare l’altro, ma nel condividere con lui dignità, diritti, responsabilità e futuro”. È il messaggio conclusivo della conferenza regionale promossa dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, in collaborazione con l’Organizzazione copta evangelica per i servizi sociali, svoltasi al Cairo dal 4 al 6 ottobre sul tema “Contrastare il discorso d’odio per promuovere la dignità umana e la convivenza”. L’iniziativa, riporta il sito abouna.org, ha riunito leader religiosi, ricercatori, esperti e specialisti provenienti da diversi Paesi della regione per riflettere sulle cause, le manifestazioni e le conseguenze del discorso d’odio, individuando strumenti concreti per rafforzare la dignità umana, la coesione sociale e il vivere insieme. Nel documento finale, i partecipanti hanno evidenziato che “la dignità umana è un diritto fondamentale di ogni persona e che le differenze religiose, culturali, intellettuali e politiche rappresentano una ricchezza e non una giustificazione per l’esclusione o la violenza”. Da qui la convinzione che “il contrasto all’incitamento all’odio e alla discriminazione costituisca una responsabilità comune e non più rinviabile”. La conferenza ha richiamato la necessità di: “promuovere l’identità nazionale, la coesione sociale e il rafforzamento dello Stato; difendere la libertà di espressione distinguendola chiaramente dall’incitamento alla discriminazione, all’ostilità e alla violenza; tutelare i principi non negoziabili della dignità umana, dell’uguaglianza, della giustizia, della libertà e della non discriminazione”. Il documento sottolinea inoltre che il pluralismo religioso, culturale e intellettuale costituisce “una componente essenziale delle società del Medio Oriente e deve essere protetto. La responsabilità di contrastare il discorso dell’odio viene attribuita congiuntamente a governi, istituzioni religiose, organismi educativi, media, società civile, piattaforme digitali e singoli cittadini”. Particolare attenzione è dedicata al ruolo dell’educazione, dello sviluppo del pensiero critico, dell’alfabetizzazione mediatica e del dialogo, così come alla necessità di un utilizzo responsabile delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale, fondato su trasparenza, responsabilità e supervisione umana. I firmatari chiedono anche l’adozione di piani nazionali per la prevenzione e il monitoraggio dei fenomeni di odio, l’aggiornamento delle legislazioni e il coinvolgimento diretto di giovani, donne e organizzazioni della società civile nella costruzione di narrazioni alternative. Nel testo finale si evidenzia infine come il discorso dell’odio e l’incitamento, soprattutto nei periodi di conflitto e di crisi, rappresentino un indicatore precoce di possibili violenze e richiedano pertanto interventi tempestivi, adeguata documentazione e piena responsabilità secondo la legge. Da qui l’invito a rafforzare la cooperazione regionale e internazionale attraverso una rete permanente di monitoraggio, coordinamento e scambio di esperienze e buone pratiche.

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