Un decesso ogni 23 arrivi nel Mediterraneo Centrale nel 2026, contro uno ogni 60 nello stesso periodo del 2025. È il dato richiamato da UNHCR, OIM e UNICEF, presenti a Lampedusa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, che commemora le 368 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013. Le tre agenzie Onu chiedono di “rafforzare il multilateralismo e la cooperazione internazionale per prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare”.
Nonostante il dimezzamento degli arrivi via mare rispetto all’anno precedente, da gennaio a fine settembre sono state registrate circa mille persone morte o disperse lungo la rotta, quasi quattro al giorno. Dal 2014 le vittime documentate nel Mediterraneo Centrale sono quasi 27mila: come se un naufragio delle proporzioni di quello del 3 ottobre 2013 “si fosse ripetuto ogni due mesi, per tredici anni consecutivi”. Una stima per difetto, che esclude le tragedie mai registrate. Per quasi 18mila persone non è stato possibile recuperare la salma, aggravando il trauma delle famiglie.
A cambiare è anche il profilo di chi attraversa il mare: sono sempre più i minorenni che viaggiano soli. Negli ultimi tredici anni oltre 190mila hanno raggiunto l’Italia attraverso il Mediterraneo Centrale; più del 75% non era accompagnato. Da gennaio a metà settembre 2026, inoltre, 17.067 persone sono state intercettate in mare e riportate in Libia, un numero simile a quello degli arrivi sulle coste italiane nello stesso periodo.
Le agenzie riconoscono “il costante impegno delle autorità competenti e della comunità di Lampedusa” nel soccorso e nell’assistenza e invitano Stati e partner regionali a rafforzare un sistema di ricerca e soccorso tempestivo e multilaterale. Chiedono inoltre di ampliare i canali regolari e sicuri d’ingresso, per offrire alternative ai viaggi irregolari e sostenere i Paesi di primo approdo nella gestione dei flussi migratori.