La vittoria di Faustin-Archange Touadéra, rieletto per la terza volta presidente della Repubblica Centrafricana alle elezioni del 28 dicembre, è stato un risultato “abbastanza prevedibile” secondo monsignor Aurelio Gazzera, carmelitano scalzo originario di Cuneo e vescovo coadiutore di Bangassou. In una intervista al Sir sottolinea come il presidente e il suo entourage “abbiano preparato queste elezioni da tempo, investendo molto e bloccando praticamente le poche voci dell’opposizione”. Secondo il vescovo la rielezione di Touadéra potrebbe significare “forse un pochino di stabilità, ma ne dubito molto”, perché “tanti problemi rimangono non risolti e verranno fuori, prima o poi”. Anche se il governo controlla circa il 90% del territorio, “è un controllo molto aleatorio e poco presente come investimento, come forza, come autorità”, avverte Gazzera, ricordando che “i gruppi armati purtroppo ci sono ancora” e che, dopo il voto, “è molto probabile che riprendano le loro azioni”. Particolarmente ingombrante la presenza russa nel Paese. “La Russia è una presenza molto ingombrante, sia dal punto di vista politico sia economico e delle informazioni”, afferma, denunciando il ruolo dei mercenari sul terreno. Nella zona di Zémio, nel sud-est del Paese e territorio della diocesi di Bangassou, la situazione umanitaria è drammatica: “C’è un problema grosso nella nostra diocesi dovuto alla grave situazione umanitaria nella zona di Zémio, con oltre 30.000 sfollati che hanno bisogno di tutto”. Mons. Gazzera riferisce anche di gravi violenze: “Questa settimana i russi hanno preso dei giovani, li hanno caricati su un elicottero e portati a Bangui. Uno di loro il secondo giorno è stato torturato, ucciso e portato alla camera mortuaria ancora con le mani legate”. Una situazione che rende “molto difficile lavorare sul terreno con gente che non ha nessuna comprensione del territorio e nessuna visione a lungo termine”. Di fronte all’emergenza, la Chiesa locale è impegnata in prima linea. “Ci troviamo di fronte ad un impegno grosso – racconta il vescovo –. Siamo già andati due volte tra novembre e dicembre e conto di andarci ancora il mese prossimo per cercare di portare aiuti umanitari”. Un’azione che si accompagna alla denuncia pubblica: “Il lavoro che stiamo facendo di denuncia di quanto sta accadendo è parte del nostro lavoro di vescovi, per essere voce di chi non ha voce”. Mons. Gazzera lancia infine un appello: “C’è bisogno di speranza, di educazione di base”. Perché, conclude, “le scuole sono luoghi dove tantissimi bambini vanno senza imparare praticamente niente, soprattutto senza imparare a riflettere e a prendere delle decisioni. Quindi educazione, educazione, educazione”.